La crisi geopolitica in Medio Oriente sta proiettando ombre pesanti sull’economia reale italiana, aggravando una piaga sociale già profonda: la povertà energetica.
Secondo le ultime rilevazioni dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, sono 5,3 milioni le persone in Italia che vivono in questa condizione di disagio, costrette a limitare drasticamente l’utilizzo di elettrodomestici, riscaldamento e climatizzazione per far quadrare i conti. Il conflitto in Iran ha ulteriormente inasprito lo scenario, spingendo famiglie e piccole imprese a tagliare ulteriormente i consumi di energia elettrica, gas e carburante.
La mappa del disagio nelle regioni del Sud
L’analisi evidenzia come le situazioni di maggiore criticità si concentrino prevalentemente nel Mezzogiorno, con Puglia, Calabria e Molise a guidare la classifica delle regioni più a rischio. In Puglia, il fenomeno interessa oltre 302.500 nuclei familiari, coinvolgendo quasi 700.000 persone, ovvero il 18,1% della popolazione regionale. Segue la Calabria, dove le famiglie in difficoltà sono più di 143.400, per un totale di oltre 318.000 residenti (17,4%). Anche il Molise registra dati preoccupanti con 22.650 famiglie colpite, pari a circa 49.000 individui e al 17% della popolazione locale.
Il peso dei costi in Calabria e il doppio onere per le imprese
Per quanto riguarda la Calabria, le proiezioni per il 2026 indicano una spesa complessiva per luce e gas che toccherà 1 miliardo e 60 milioni di euro. Si tratta di un incremento di 126 milioni rispetto al 2025 e di un balzo di 152 milioni nel solo ultimo biennio. In questo contesto, artigiani e commercianti si trovano a fronteggiare un duplice ostacolo economico, subendo gli rincari sia sul fronte privato che su quello professionale.
«Da una parte, come utenti domestici, devono far fronte alle spese più alte per luce e gas nelle proprie abitazioni. Dall’altra – evidenzia la Cgia – come imprenditori, sostengono costi ancora maggiori per mantenere attiva la propria attività. Tenere accese le luci, riscaldare un laboratorio in inverno o raffrescare un negozio in estate sono necessità quotidiane, non rinviabili. Spese che, con l’aumento dei prezzi energetici, incidono sempre di più sui margini già ridotti di queste attività. Il risultato – sostiene l’associazione degli artigiani – è una pressione economica crescente che mette in difficoltà molte microimprese, costrette spesso a ridurre i consumi o a rinunciare a investimenti, pur di riuscire a sostenere costi ormai diventati molto pesanti».



