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Diritto alla salute negato in Calabria: per un esame oculistico l’attesa arriva al 2028

La vicenda che vede protagonista un cittadino calabrese assume i contorni di un paradosso amministrativo in grado di mettere seriamente a rischio il diritto alla salute.

Dopo essere stato sottoposto in passato a un delicato intervento per un glaucoma all’occhio sinistro, l’uomo si è rivolto al Centro Unico di Prenotazione (CUP) dell’azienda ospedaliera Umberto I per fissare due esami diagnostici fondamentali prescritti a seguito di una visita di controllo: il campo visivo e la tomografia ottica computerizzata (OCT).

Già nelle fasi iniziali, il percorso era apparso accidentato. Una prima richiesta di visita urgente era stata indirizzata verso Soveria Mannelli, sede sprovvista delle informazioni cliniche pregresse necessarie per seguire correttamente il caso specifico del paziente.

Tempi di attesa critici per la diagnostica

Se per l’esame del campo visivo la data ottenuta rientra in una cornice di relativa prossimità, fissata per il prossimo 14 dicembre, è sulla tomografia ottica che il sistema ha mostrato le criticità maggiori. L’operatore allo sportello ha infatti comunicato al paziente che la prima disponibilità utile per l’accertamento è fissata per la fine del 2028. Una risposta che ha lasciato incredulo l’interessato, il quale conosce bene i meccanismi della macchina sanitaria avendo lavorato per anni tra Villa Bianca e il Policlinico.

L’amarezza per un appuntamento fissato a quasi tre anni di distanza si trasforma in una denuncia aperta verso un modello che sembra allontanarsi dalle necessità reali dei malati cronici. Quando in ballo c’è una patologia degenerativa come il glaucoma, il tempo non è una variabile indipendente: l’attesa rischia di tradursi in danni irreversibili per la vista.

Il bivio tra la rinuncia e il settore privato

L’impossibilità di accedere a esami tempestivi pone i cittadini di fronte a una scelta obbligata che mina i principi di equità del servizio pubblico. “Com’è possibile dover attendere così tanto tempo per l’esecuzione di due esami? Non è giusto che un cittadino si veda costretto a ricorrere al privato per poter eseguire subito quanto richiesto”, è lo sfogo amaro raccolto sulla vicenda.

Il grido d’allarme punta il dito sulla discriminazione economica generata dalle liste d’attesa. Non tutti i pazienti dispongono infatti delle risorse necessarie per bypassare il servizio pubblico rivolgendosi a strutture a pagamento, una situazione che trasforma la prevenzione e il monitoraggio in un privilegio. Il caso evidenzia una frattura profonda tra la domanda di cura e l’effettiva offerta della sanità pubblica sul territorio.