Mentre le cronache registravano l’azzeramento del vertice del clan Loielo, un’operazione parallela è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia nelle Preserre vibonesi.
Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, il gip Arianna Roccia ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tre persone: Salvatore Emmanuele, 32 anni di Gerocarne; Nicola Criniti, 40 anni, e Salvatore Farina, 24 anni, entrambi di Soriano Calabro. I tre sono accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Il controllo del Locale dell’Ariola sugli appalti pubblici
Le indagini si inseriscono nel solco della ricostruzione giudiziaria riguardante il “Locale dell’Ariola”, un’articolazione della ‘ndrangheta che, secondo i magistrati, esercita una egemonia storica sin dagli anni Ottanta su un vasto territorio che comprende i comuni di Soriano Calabro, Sorianello, Gerocarne e diverse altre località limitrofe. In quest’area, l’accusa sostiene che ogni attività economica di rilievo, in particolare nel settore edile legato agli appalti pubblici, sia soggetta al controllo della cosca.
La minaccia al cantiere del Palazzo Municipale
L’episodio cardine risale al giugno dello scorso anno. Un’impresa edile era impegnata nei lavori di riqualificazione della piazzetta e del parcheggio comunale antistante il Palazzo Municipale di Sorianello, un appalto dal valore complessivo di circa 200.000 euro. All’inizio di una giornata lavorativa, verso le ore 06:50, gli operai hanno rinvenuto un ordigno rudimentale legato con nastro adesivo a una transenna del cantiere.
Si trattava di una bottiglia di plastica contenente liquido infiammabile, alla quale erano state assicurate tre cartucce per fucile da caccia inesplose. La scoperta ha immediatamente attivato i protocolli di sicurezza: un operaio è stato fermato dai colleghi prima che potesse toccare l’oggetto, permettendo l’invio di una segnalazione fotografica al titolare e la successiva chiamata ai carabinieri della Stazione di Soriano Calabro.
Le indagini e la posizione dell’imprenditore
Il titolare dell’impresa, ascoltato dagli inquirenti del Nucleo Operativo della Compagnia di Serra San Bruno, ha fornito dettagli sulla gestione del cantiere avviato nel gennaio precedente. Durante la deposizione, l’imprenditore ha chiarito la natura improvvisa dell’evento: “Da gennaio nessuna pressione, nessuna richiesta”.
Secondo quanto riferito ai militari, l’uomo non aveva mai ricevuto visite di soggetti intenzionati a imporre assunzioni o a pretendere quote sui lavori prima del rinvenimento della bottiglia incendiaria. Gli inquirenti hanno qualificato l’atto come un messaggio intimidatorio inequivocabile, finalizzato a piegare la resistenza dell’imprenditore per ottenere il pagamento di una tangente estorsiva. Il quadro indiziario raccolto ha convinto il gip a disporre la massima misura cautelare per i tre indagati.



