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Separazioni e padri ridotti a bancomat: la Cassazione chiede più equilibrio

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riportato l’attenzione sulla gestione giudiziaria delle separazioni, accogliendo il ricorso di un padre inizialmente condannato per la violazione degli obblighi di assistenza familiare. Il caso riguarda un genitore che aveva sospeso il versamento dell’assegno di mantenimento per il figlio minore per alcuni mesi, a causa di gravi difficoltà economiche emerse subito dopo la separazione.

La Corte d’Appello aveva precedentemente ribaltato l’assoluzione di primo grado, ma i giudici di legittimità hanno ora messo in discussione tale severità, considerando il contesto di oggettiva ristrettezza finanziaria e la successiva ripresa regolare dei pagamenti da parte dell’uomo.

La posizione dell’associazione Codici e le criticità del sistema

L’associazione Codici, da tempo impegnata nel monitoraggio di queste dinamiche, ha accolto positivamente la decisione della Suprema Corte, vedendovi una conferma delle discrepanze spesso lamentate dai padri separati. Secondo l’associazione, le decisioni dei tribunali territoriali talvolta non tengono in debita considerazione la realtà materiale dei genitori obbligati al versamento, specialmente nelle fasi di transizione logistica ed economica che seguono la fine di un rapporto.

Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici, ha commentato duramente l’attuale scenario giudiziario: “La Cassazione ha confermato quanto diciamo da tempo, ovvero che i giudici non tengono conto della realtà. In questo caso, i giudici territoriali nel condannarlo non hanno considerato le difficoltà economiche dovute all’esito infruttuoso di alcune procedure esecutive avviate dalla ex e non hanno tenuto conto nemmeno del fatto che appena ha potuto, ha ripreso regolarmente i versamenti”.

Verso una valutazione più equa delle responsabilità genitoriali

Il nodo centrale della questione risiede nella proporzionalità della sanzione penale rispetto a inadempimenti temporanei e motivati. La difesa del padre ha sottolineato come l’interruzione dei versamenti fosse legata alla necessità di affrontare spese primarie improvvise, come il canone di locazione di una nuova abitazione, in un periodo di forte stress finanziario.

“Un inadempimento di pochi mesi per affrontare nuove spese non può costare una condanna per un padre separato, soprattutto se ha sempre adempiuto con regolarità a questo obbligo”, ha aggiunto Giacomelli, auspicando che l’orientamento della Cassazione spinga i magistrati verso una maggiore cautela. L’obiettivo auspicato dalle associazioni di tutela è il superamento di decisioni percepite come sbilanciate, che rischiano di trasformare la figura paterna in un mero erogatore di risorse economiche, trascurando la complessità delle singole situazioni umane e patrimoniali.