Per la terza volta nell’arco di soli due mesi, sono ripartite le operazioni di svuotamento presso l’area archeologica di Casa Bianca.
La necessità di un nuovo intervento è emersa dopo che, una volta eliminata l’acqua accumulata durante la seconda ondata di alluvione del mese scorso, si è verificata una nuova risalita della falda freatica. Questo fenomeno è dovuto all’impossibilità del sistema Well-Point di assorbire i liquidi, in quanto l’impianto è stato irrimediabilmente distrutto nel corso della precedente inondazione.
Il ritardo nel ripristino dei sistemi di protezione ordinari è legato a fattori esterni che hanno rallentato la catena di approvvigionamento. Nonostante il Parco abbia proceduto tempestivamente all’acquisto delle nuove pompe idrovore, la consegna della strumentazione risulta attualmente bloccata a causa della complessa situazione internazionale.
Soluzioni temporanee e prospettive per il ripristino
Le difficoltà tecniche sono state aggravate dal contesto energetico attuale. Le criticità connesse al reperimento del gasolio hanno infatti reso impossibile l’utilizzo continuativo di pompe alimentate a carburante, che avrebbero potuto contenere la risalita dell’acqua di falda in attesa dei nuovi impianti.
Per far fronte a questa situazione di stallo, la ditta incaricata dei lavori ha optato per una soluzione alternativa attraverso l’installazione di pompe sommerse elettro-alimentate. Questi dispositivi sono attualmente in funzione e stanno procedendo allo svuotamento dell’invaso. Secondo le previsioni attuali, l’arrivo della strumentazione definitiva e del nuovo sistema Well-Point è atteso per la fine di aprile, data in cui si potrà procedere alla stabilizzazione definitiva dell’area.



