Una ricerca internazionale pubblicata su Jama Network Open ha gettato nuova luce sulle conseguenze dell’anemia nella popolazione anziana, rivelando una correlazione significativa tra i bassi livelli di emoglobina e la salute del cervello. Lo studio indica che chi soffre di questa condizione presenta un rischio superiore del 66% di sviluppare forme di demenza rispetto a chi mantiene valori ematici nella norma.
I ricercatori coinvolti nell’indagine hanno chiarito la portata di questi risultati affermando che i loro dati suggeriscono che l’anemia non è solo un disturbo ematologico, ma un possibile fattore di rischio per il declino cognitivo. Questa prospettiva trasforma una condizione spesso considerata minore in un elemento centrale per la prevenzione delle patologie neurodegenerative.
Un monitoraggio durato oltre un decennio
L’indagine si è basata sul monitoraggio prolungato di 2.282 adulti con un’età superiore ai 60 anni. Al momento dell’inizio dello studio, nessuno dei partecipanti presentava segni di demenza. Nel corso di oltre dieci anni, i soggetti sono stati sottoposti a controlli regolari con una cadenza compresa tra i tre e i sei anni, permettendo di osservare l’evoluzione dei livelli di emoglobina e l’eventuale comparsa di biomarcatori neurodegenerativi.
Durante il periodo di osservazione, sono stati registrati 362 casi di demenza. L’analisi statistica ha confermato che la presenza di anemia all’inizio della ricerca rappresentava un predittore robusto per la successiva diagnosi della malattia, evidenziando una vulnerabilità particolarmente accentuata nei soggetti maschili.
Indicatori biologici e salute dei neuroni
Oltre all’evidenza clinica della demenza, gli esperti hanno rilevato nei soggetti anemici la presenza di livelli elevati di proteine legate al danno neuronale e all’infiammazione. Questi biomarcatori sono considerati segnali precoci della malattia di Alzheimer e di altre patologie simili.
Gli esperti hanno sottolineato come sia stato osservato che bassi livelli di emoglobina si associano a un aumento dei biomarcatori tipici delle patologie neurodegenerative, aggiungendo che questo rafforza l’ipotesi di un legame diretto tra anemia e deterioramento cerebrale.
L’importanza dell’ossigenazione per le funzioni cognitive
La spiegazione biologica di questa associazione risiede nel ruolo fondamentale dell’emoglobina come trasportatore di ossigeno. Una carenza cronica può determinare un’ipossia dei tessuti cerebrali, innescando processi degenerativi. Secondo i ricercatori, una carenza cronica di ossigeno può sottoporre il cervello a uno stress prolungato, danneggiare i vasi sanguigni e favorire la perdita di neuroni.
Tale ipotesi trova riscontro anche nelle tecniche di diagnostica per immagini, che hanno mostrato una riduzione del volume cerebrale e segni evidenti di danno ai tessuti nelle persone colpite da anemia. Sebbene questa condizione interessi circa il 10% degli individui sopra i 65 anni, la sua gestione tempestiva potrebbe diventare un pilastro per la salvaguardia delle funzioni cognitive. Identificare e trattare l’anemia potrebbe rappresentare una strategia utile per ridurre il rischio di declino cognitivo negli anziani.



