L’olivicoltura in Calabria rappresenta un pilastro fondamentale dell’economia agricola regionale, oltre a essere una custode insostituibile della biodiversità. Tuttavia, il settore sta affrontando una delle crisi più profonde degli ultimi decenni. Coldiretti Calabria ha sollevato una questione urgente: il prezzo riconosciuto agli agricoltori è scivolato ben al di sotto della soglia di sostenibilità, nonostante l’aumento dei costi energetici e l’impatto dei cambiamenti climatici sulle campagne.
Il Presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, ha evidenziato come il costo medio di produzione di un litro di olio extravergine nella regione oscilli tra 6,5 e 9 euro, con punte che superano i 9 euro nelle zone geograficamente più svantaggiate. Una stima prudenziale fissa il costo minimo necessario a 7,2 euro al litro. “La GdO continua tuttavia a utilizzare l’olio come prodotto civetta, comprimendo i prezzi lungo la filiera e scaricando il peso sulle aziende agricole”, ha dichiarato Aceto, sottolineando come la mobilitazione al Brennero sia diventata un simbolo della lotta contro un sistema che premia il ribasso a discapito della qualità.
Il nodo della reciprocità e della trasparenza
Un problema strutturale che affligge il mercato è la mancanza di un reale principio di reciprocità negli scambi commerciali. Attualmente, nel mercato italiano ed europeo confluiscono oli provenienti da Paesi extra-UE che non sono soggetti agli stessi rigorosi standard ambientali, sanitari e sociali richiesti ai produttori calabresi. Secondo Coldiretti, è fondamentale che ogni prodotto in entrata rispetti le medesime condizioni produttive imposte a livello nazionale.
Parallelamente, la trasparenza sulle etichette rimane un punto critico. Spesso i consumatori si trovano davanti a bottiglie vendute come “extravergine” che in realtà contengono blend di oli di diversa provenienza, talvolta indicata in modo poco chiaro. Questa ambiguità genera confusione e danneggia le eccellenze territoriali. In questo contesto, la Legge Caselli ha segnato un passo avanti significativo, trasformando le frodi agroalimentari in reati penali. Sebbene questo rappresenti un segnale di civiltà giuridica, Coldiretti ribadisce la necessità di controlli più capillari e di una trasparenza totale lungo tutta la filiera.
Qualità e prospettive per il futuro del comparto
Nonostante le difficoltà, il settore dimostra una notevole vitalità. Enrico Parisi, presidente di Assoproli Calabria, ha rimarcato l’elevata professionalità degli olivicoltori regionali, definendoli un patrimonio umano straordinario che unisce tradizione e innovazione. “Tuttavia, questa qualità rischia di non essere adeguatamente valorizzata in un mercato che non distingue con chiarezza tra produzioni di eccellenza e prodotti derivanti da miscele di origine incerta”, ha commentato Parisi.
Le opportunità di rilancio non mancano, grazie al crescente interesse dei giovani imprenditori agricoli e allo sviluppo dell’oleoturismo. A livello normativo, il progetto nazionale Coltivaitalia mette in campo un Piano olivicolo da 300 milioni di euro, mentre il Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria ha predisposto un Piano olivicolo regionale specifico. Tali strumenti sono considerati volani strategici, a patto che si intervenga tempestivamente sulle distorsioni del mercato.
Le richieste per la tutela del territorio
Per salvaguardare il settore, Coldiretti Calabria ha formulato richieste precise alle istituzioni e alla distribuzione:
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Stop immediato alle aste al doppio ribasso nella GDO.
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Maggiore trasparenza nell’indicazione dell’origine delle olive in etichetta.
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Potenziamento dei controlli sulla qualità reale dei prodotti in commercio.
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Applicazione effettiva del principio di reciprocità negli scambi internazionali.
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Valorizzazione dedicata per i prodotti 100% italiani e calabresi sugli scaffali.
Il sostegno dei cittadini rimane fondamentale. L’acquisto di una bottiglia a prezzi eccessivamente bassi deve indurre a riflettere sulla reale qualità e provenienza del contenuto. Scegliere consapevolmente l’olio calabrese significa investire sulla salute del consumatore e sulla sopravvivenza economica delle imprese del territorio.



