Il dibattito sul progetto del parco eolico offshore denominato Enotria si arricchisce di una nuova e decisa presa di posizione da parte del consigliere regionale Ernesto Alecci. Al centro della contestazione non vi è un rifiuto ideologico verso le fonti rinnovabili, bensì la richiesta di un approccio che interrompa quello che viene descritto come uno sfruttamento sbilanciato delle risorse regionali a favore del fabbisogno nazionale, senza ricadute positive per la popolazione locale.
Le criticità del progetto e la mobilitazione dei territori
Nonostante la recente rimodulazione del piano, che ha visto scendere il numero degli aerogeneratori da 37 a 31 e una riduzione dell’altezza delle torri a 320 metri, le preoccupazioni rimangono elevate. Secondo Alecci, tali modifiche numeriche non eliminano l’impatto invasivo dell’opera su un’area di alto pregio come il Golfo di Squillace e la costa ionica. La riapertura dei termini per le osservazioni, fissata al 1° maggio 2026, viene interpretata come la prova che le criticità sollevate dai Comuni e dagli operatori turistici siano fondate e meritevoli di approfondimenti rigorosi.
Un punto di particolare attenzione riguarda la natura del soggetto proponente. Si tratterebbe di una società di scopo con un capitale sociale di soli 20.000 euro. Tale dettaglio solleva interrogativi sulla solidità industriale necessaria per gestire non solo la realizzazione, ma anche la manutenzione a lungo termine e il futuro smantellamento di un’infrastruttura di tali proporzioni.
Il paradosso energetico e l’assenza di programmazione
La Calabria si conferma un territorio in grado di produrre energia elettrica in misura superiore al proprio fabbisogno interno. I dati del PRIEC confermano un surplus stabile che contribuisce alla domanda nazionale, ma questo primato produttivo non si riflette in un risparmio per i cittadini. Nel 2024, la provincia di Reggio Calabria è risultata la più costosa della regione per le tariffe elettriche, evidenziando un divario tra il peso ambientale degli impianti e il beneficio economico diretto nelle bollette delle famiglie.
“La Calabria non deve dire no alla transizione energetica, ma deve dire no a una transizione energetica fatta contro i territori e senza una reale programmazione”, ha dichiarato Alecci. La critica principale è rivolta alla mancanza di una pianificazione regionale che identifichi le aree idonee, lasciando il territorio esposto a una pressione crescente di progetti privi di un coordinamento strategico.
Verso una transizione condivisa
La richiesta che emerge è quella di una gestione della transizione energetica basata sulla trasparenza e sull’ascolto delle comunità locali. L’obiettivo deve essere la conciliazione tra gli obiettivi di decarbonizzazione e la tutela di settori vitali per l’economia calabrese, come la pesca, la navigazione e il turismo. Per Alecci, è fondamentale che la definizione delle aree idonee avvenga prioritariamente, garantendo che il valore prodotto dalla terra e dal mare calabresi si traduca in sviluppo locale e lavoro stabile, evitando che la regione venga trattata come un semplice “bancomat energetico” per il resto del Paese.



