Le Officine Editoriali da Cleto si apprestano a pubblicare un nuovo lavoro di Bruno Gemelli dal titolo L’8 Sbilenco – La storia del Giro automobilistico delle Calabrie. Il volume non è soltanto la cronaca di una gara, ma un saggio storico e sociale che fotografa la Calabria e l’Italia del secondo dopoguerra.
Nel 1948 il Paese era profondamente segnato dal conflitto mondiale, con un Mezzogiorno arretrato e alle prese con la povertà. In questo scenario, lo sport divenne uno dei pochi strumenti capaci di sollevare il morale collettivo. Mentre la radio diffondeva le canzonette e il ciclismo di Coppi e Bartali offriva eroi popolari, l’automobilismo iniziò a ritagliarsi uno spazio significativo, puntando sul fascino di un mondo che appariva allora quasi irraggiungibile.
Dal modello della Mille Miglia al circuito calabrese
L’ispirazione per la nascita della competizione arrivò direttamente dalla celebre Mille Miglia, la gara di granfondo che collegava Brescia a Roma. Fu l’avvocato Gabriele Finelli, allora direttore dell’Automobil Club Catanzaro, a intuire le potenzialità di un evento simile nel profondo Sud.
Dopo essersi iscritto alla corsa bresciana nel 1949 con il solo scopo di studiarne i meccanismi organizzativi, Finelli diede vita al Giro automobilistico delle Calabrie. La manifestazione si svolse regolarmente fino al 1957, anno in cui la tragedia di Guidizzolo, costata la vita al pilota Alfonso de Portago durante la Mille Miglia, segnò la fine delle grandi gare di velocità su strada in Italia.
Storie di piloti tra amore e olio di ricino
Il libro di Gemelli approfondisce dettagli tecnici e umani, scendendo nelle particolarità dei mezzi, dei piloti e dell’ambiente dell’epoca. Tra le pagine emergono vicende umane di rilievo, come quella dei figli del conte Gaetano Marzotto, soprannominati i “conti correnti” per la loro passione per la velocità, che avevano stabilito il quartier generale proprio a Catanzaro. Trova spazio anche la cronaca sentimentale, con la tragica storia d’amore tra i piloti Ada Pace e Giulio Cabianca. Un legame spezzato nel 1961 dalla morte di lui durante alcuni test a Modena, mentre lei sarebbe vissuta fino al 2016.
L’autore indugia infine su un dettaglio sensoriale tipico di quelle corse: l’odore acre che precedeva il passaggio delle vetture. Era l’effetto dell’olio di ricino, utilizzato come additivo per lubrificare i pistoni e spingere al massimo le prestazioni dei motori, un profumo che per molti anziani rappresenta ancora oggi il ricordo vivido di un’epoca irripetibile.



