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Occupazioni abusive, ecco come cambia la procedura per riavere gli immobili

Il Governo ha varato un nuovo decreto legge, inserito in un più ampio Piano casa da 10 miliardi di finanziamenti, che punta a snellire drasticamente i tempi per la restituzione di abitazioni e magazzini ai legittimi proprietari.

La riforma introduce lo strumento dell’ingiunzione di rilascio per finita locazione, una procedura a effetto immediato destinata a sostituire la vecchia convalida di licenza. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è quello di garantire una liberazione celere degli immobili, tutelando i proprietari per i quali l’affitto rappresenta spesso una fonte essenziale di sussistenza o il mezzo per ripagare i mutui accesi per l’acquisto del bene.

La nuova ingiunzione di rilascio e i tempi di attuazione

Il nuovo procedimento si ispira al modello monitorio utilizzato per l’ingiunzione di pagamento. Il giudice potrà disporre la liberazione dell’immobile senza ulteriori passaggi burocratici. Se il contratto non è ancora scaduto, l’ingiunzione verrà notificata entro 15 giorni dal termine prefissato. Nel caso in cui il contratto risulti già concluso, il magistrato fisserà il rilascio entro un periodo tassativo compreso tra 30 e 60 giorni. La norma estende il proprio raggio d’azione non solo alle locazioni abitative, ma anche ai contratti di comodato, agli affitti d’azienda e alle concessioni agricole come mezzadria e colonia.

Indennizzi e lotta alle occupazioni abusive

Per scoraggiare i ritardi nella riconsegna delle chiavi, la riforma introduce una sanzione economica pesante: il proprietario potrà richiedere un indennizzo pari all’1% del canone mensile per ogni singolo giorno di ritardo. Novità sostanziali riguardano anche le occupazioni abusive, dove non sarà più indispensabile ottenere un titolo esecutivo preventivo. Per avviare l’esecuzione forzata sarà infatti sufficiente esibire atti notarili che attestino il diritto di proprietà.

Il provvedimento interviene inoltre sulle strategie dilatorie spesso messe in atto dagli inquilini. Lo sfratto potrà procedere anche se il destinatario risulta irreperibile, impedendo che l’impossibilità di notifica blocchi l’iter giudiziario. Resta comunque salvo il diritto dell’inquilino di dimostrare l’effettiva mancata conoscenza dell’atto.

Tutele per le categorie fragili e dati del fenomeno

Nonostante la stretta, il decreto prevede clausole di salvaguardia per i soggetti più vulnerabili. L’esecuzione dello sfratto potrà essere rinviata una sola volta, per un massimo di 180 giorni, qualora l’inquilino abbia superato i 75 anni di età, sia affetto da disabilità grave o risulti malato terminale.

I dati recenti evidenziano l’urgenza dell’intervento: in Italia si contano 9 sfratti ogni 1.000 famiglie e ben tre provvedimenti su quattro sono causati da morosità. Nel 2025 le richieste ai tribunali sono state 73.000, con circa 19.000 esecuzioni portate a termine. Lazio e Lombardia rimangono le regioni più colpite, concentrando da sole il 20% della totalità dei procedimenti nazionali.