Il fallimento sportivo consumatosi al “San Vito-Marulla” segna probabilmente il punto di non ritorno per la storia recente del club bruzio. L’eliminazione immediata dal tabellone dei playoff, arrivata dopo un tennistico e umiliante 1-5 subito per mano del Casarano, ha fatto esplodere una polveriera che covava sotto la cenere da mesi. Il cammino dei rossoblù si interrompe così al primo ostacolo, lasciando spazio a una contestazione senza precedenti che investe i vertici societari.
Società isolata: scatta il silenzio stampa
La proprietà, rappresentata dal presidente Eugenio Guarascio e dall’amministratrice Rita Scalise, si ritrova oggi più sola che mai. Il pesantissimo passivo incassato tra le mura amiche ha spinto il club a rifugiarsi in un silenzio stampa forzato, nel tentativo di proteggere i tesserati da una piazza in rivolta. Un segnale di debolezza che non ha fatto altro che esasperare gli animi dei sostenitori, stanchi di assistere a simili spettacoli.
Un’umiliazione che sa di già visto
Per il tifo cosentino, questa débâcle non è un fulmine a ciel sereno, ma l’ennesima ferita che rievoca i fantasmi del passato. La memoria corre inevitabilmente alle amarezze delle scorse stagioni e alle retrocessioni dell’era Guarascio, comprese quelle salvate solo da eventi extra-calcistici. Tuttavia, la sensazione attuale è che il filo si sia spezzato definitivamente: non si parla più solo di una brutta prestazione, ma di una crisi d’identità profonda.
Quale futuro per i Lupi?
Il fallimento sul campo apre ora le porte a un’estate di fuoco. Con i playoff ormai alle spalle, il Cosenza si ritrova con le spalle al muro: la città, la tifoseria organizzata e le istituzioni locali chiedono a gran voce un passaggio di consegne.
Il futuro della squadra appare quanto mai incerto. Il nodo della proprietà è arrivato alla resa dei conti finale e il cambio al vertice viene ormai invocato come l’unico farmaco possibile per guarire un club ferito. Resta da capire se e quando verranno accolte le istanze di una piazza che non accetta più di vivere stagioni di pura sofferenza e anonimato in Serie C.



