Davanti all’ospedale Vittorio Cosentino di Cariati la rabbia ha preso una forma plastica e immediata. Sotto un cielo plumbeo, il presidente nazionale di Unimpresa Sanità e Welfare, Giancarlo Greco, ha guidato un sit-in che ha preferito i simboli alle lunghe cerimonie politiche.
Il gesto più forte è avvenuto lontano dalle telecamere ma ha segnato l’intera giornata: Greco ha bruciato pubblicamente la lettera inviata dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, al sindaco Cataldo Minò. Nel documento si fornivano rassicurazioni sui tempi di ripristino dei servizi, promesse che il leader di Unimpresa ha liquidato senza mezzi termini come una presa in giro.
L’area ospedaliera è diventata il teatro di un dissenso che rifiuta le bandiere di partito. La manifestazione è stata dichiaratamente aperta solo ai cittadini, agli operatori e alle famiglie, nel tentativo di slegare il diritto alla salute dalle logiche elettorali. Eppure, il messaggio politico è arrivato forte attraverso i manifesti: su uno di questi, l’immagine del governatore Occhiuto è stata trasformata in una caricatura di Pinocchio, accompagnata dalla frase: “A Cariati si muore”.
Un territorio senza sicurezza sanitaria
Al centro della mobilitazione resta l’assenza di un punto di emergenza pienamente operativo. Il Vittorio Cosentino appare oggi come una struttura in una perenne terra di mezzo: aperta quanto basta per essere citata nei programmi regionali, ma troppo sguarnita per garantire serenità a chi vive sulla fascia ionica.
«Se uno ha un infarto qui l’ambulanza arriva, ti prende e deve correre altrove. Rossano, Acri, Cosenza. Sempre altrove!» ha dichiarato Greco durante il suo intervento. Il presidente di Unimpresa ha sottolineato come la carenza sanitaria non sia solo un problema medico, ma un freno allo sviluppo dell’intero territorio. Secondo la sua analisi, l’incertezza sui soccorsi penalizza il turismo e gli investimenti, poiché la bellezza del paesaggio non può compensare la percezione di insicurezza vitale.
Il divario tra cronoprogrammi e realtà
Dalla Regione arrivano dati e scadenze che parlano di un completamento dei lavori previsto per il 30 giugno 2026. Il piano prevede l’attivazione della medicina generale con 20 posti letto, laboratori di analisi, radiologia e un presidio di primo intervento. Proprio quest’ultima definizione rappresenta il punto di attrito maggiore: per i cittadini di Cariati, la dicitura tecnica suona come un declassamento rispetto al pronto soccorso richiesto a gran voce.
La posizione di Greco è particolarmente significativa proprio perché non nasce da una contrapposizione ideologica preconcetta. In passato, lo stesso presidente di Unimpresa aveva riconosciuto a Occhiuto il merito di aver introdotto criteri di trasparenza negli accreditamenti sanitari. Tuttavia, la fiducia sembra essersi esaurita davanti ai racconti di cronaca quotidiana, tra farmaci reperiti tramite conoscenze personali e decessi avvenuti a pochi passi da una struttura che molti definiscono ormai un ospedale fantasma. Mentre la burocrazia segue i suoi tempi, il sit-in di ieri ha lasciato una domanda aperta sul futuro di un’area che non accetta più di considerare la salute come una concessione.



