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Nasce il taxi sanitario in Calabria per assistere gli anziani nelle trasferte mediche

La Regione Calabria si appresta a lanciare un servizio innovativo per garantire il diritto alla cura delle fasce più fragili della popolazione. L’iniziativa, presentata dal presidente della Regione Roberto Occhiuto durante l’illustrazione di un rapporto sulla sanità presso la Cittadella regionale, punta a risolvere le gravi carenze nei collegamenti logistici che spesso impediscono ai cittadini, in particolare agli anziani, di raggiungere le strutture sanitarie.

Il meccanismo e il superamento delle barriere territoriali

Il progetto si basa sulla necessità di superare i limiti strutturali del sistema di prenotazione e della rete di trasporto locale. La normativa del Centro unico di prenotazione prevede infatti che le prestazioni debbano essere garantite all’interno di un’area di garanzia che può coincidere con l’intero territorio regionale. Sebbene i tempi di attesa possano essere ridotti, la distanza geografica rappresenta un ostacolo insormontabile per molti pazienti.

Il governatore ha chiarito la genesi e gli obiettivi del progetto:

«La Regione ha ideato un meccanismo per utilizzare il Fondo Sociale Europeo in modo innovativo. La normativa sul Cup prevede che le prestazioni sanitarie debbano essere garantite all’interno di un’“area di garanzia”, che spesso coincide con l’intera regione. È evidente, infatti, che non tutte le prestazioni possano essere disponibili sotto casa. Tuttavia, in una regione come la Calabria, caratterizzata da grandi difficoltà nei collegamenti e da una popolazione anziana molto numerosa, questo sistema rischia di creare un problema concreto. Molti pensionati vivono di fatto soli, perché i figli lavorano fuori regione. Di conseguenza, offrire una prestazione disponibile magari entro tre giorni ma a 50 o 60 chilometri di distanza significa, spesso, non offrirla: molte persone non hanno nessuno che possa accompagnarle e manca una rete di trasporto efficiente che risponda a queste esigenze».

Il ruolo delle sentenze costituzionali e lo sblocco delle licenze

La concretizzazione del servizio è stata resa possibile da un lungo contenzioso giuridico che ha visto l’amministrazione regionale contrapposta alle autorità centrali sul tema del trasporto pubblico non di linea. Attraverso i pronunciamenti della Consulta, l’ente ha ottenuto la disponibilità di nuovi contingenti per il noleggio con conducente.

«Mi sono battuto più volte davanti alla Corte costituzionale contro il Governo nazionale sul tema degli Ncc. Molti non capivano questa mia insistenza: certamente c’era anche una visione liberale della questione, ma soprattutto c’era la consapevolezza di vivere in una regione dove i taxi sono pochi, il trasporto pubblico è insufficiente e sarebbe necessario sviluppare fortemente il trasporto a chiamata. Grazie alle sentenze della Corte costituzionale, che ci hanno dato ragione, e al lavoro della nostra segretaria generale, l’avvocato Montilla, che ha seguito il ricorso insieme all’Avvocatura, siamo riusciti a ottenere 200 nuove licenze. Con queste licenze realizzeremo il “taxi sanitario”».

Il funzionamento logistico del servizio prevede un’integrazione diretta con la piattaforma di prenotazione sanitaria. Gli utenti con un’età superiore ai 65 anni che riceveranno un appuntamento per una visita o un esame diagnostico al di fuori della propria area urbana di residenza avranno la facoltà di richiedere la navetta. Il conducente si occuperà di prelevare il paziente al domicilio, condurlo alla struttura ospedaliera o ambulatoriale, attendere il termine della prestazione medica e assicurarne il rientro.

L’applicazione Iamu e il finanziamento tramite i fondi europei

L’infrastruttura tecnologica per la gestione del servizio è già stata sviluppata e prenderà il nome di Iamu. L’avvio effettivo sarà preceduto da una fase pilota a causa della distribuzione non uniforme delle autorizzazioni sul territorio.

«L’applicazione è già pronta e si chiama “Iamu“. Stiamo soltanto affrontando un ultimo problema legato alla distribuzione ancora troppo frammentata delle licenze. Per questo stiamo valutando di avviare una sperimentazione in una provincia dove il numero di licenze è maggiore, per poi estendere il sistema a tutta la Calabria. Abbiamo stimato che il servizio costerà circa 100-110 euro a tratta. Invece di restituire all’Europa risorse del Fondo Sociale Europeo — cosa che purtroppo accade spesso nelle regioni del Sud — abbiamo deciso di investirle così: per abbattere le liste d’attesa e consentire ai cittadini di curarsi anche quando le prestazioni sono disponibili lontano dal proprio domicilio. Questo approccio dovrebbe diventare ordinario. Dall’Europa e dallo Stato dovrebbero arrivare stimoli chiari affinché il Fondo Sociale Europeo venga utilizzato soprattutto per integrare sanità e welfare».