La riorganizzazione della sanità territoriale in Calabria attraversa una nuova fase di riscrittura. Attraverso un decreto dirigenziale pubblicato sul Burc n. 100 del 15 maggio 2026, la Regione Calabria ha approvato la quinta modifica del Piano operativo regionale Pnrr – Missione 6 Salute.
Si tratta di un provvedimento che rimodula complessivamente 115 interventi tra Case della Comunità, Ospedali di Comunità e grandi apparecchiature sanitarie, nel tentativo di rispettare i milestone e i target originariamente fissati nel 2022 e già modificati a più riprese nel corso degli ultimi anni.
La revisione interviene su tre direttrici specifiche, considerate fondamentali per alleggerire la pressione sui reparti ospedalieri: la sanità di prossimità, le strutture di degenza intermedia e il rinnovamento tecnologico. Nel dettaglio, il provvedimento prevede la rimodulazione di 25 CUP per le Case della Comunità, 5 CUP per gli Ospedali di Comunità e 85 CUP legati all’acquisto e alla messa in funzione di grandi macchinari.
La geografia della sanità territoriale tra Catanzaro e Cosenza
Gli allegati al decreto definiscono la nuova mappa degli investimenti, che distribuisce le risorse tra le diverse aziende sanitarie provinciali e le aziende ospedaliere della regione. Per quanto riguarda le Case della Comunità, la nuova programmazione fissa a 75 il fabbisogno complessivo di strutture da realizzare o ristrutturare sul territorio calabrese. La ripartizione ne prevede 28 nell’Asp di Cosenza, 18 nell’Asp di Catanzaro, 17 nell’Asp di Reggio Calabria, 7 nell’Asp di Crotone e 5 nell’Asp di Vibo Valentia.
Il piano finanziario complessivo per queste strutture si attesta su 84,6 milioni di euro di risorse Pnrr, a cui si aggiungono stanziamenti regionali dedicati all’efficientamento energetico, fondi aziendali e quote destinate ai progetti in overbooking. L’elenco degli interventi coinvolge numerosi centri delle province: per l’Asp di Catanzaro sono interessati i comuni di Badolato, Catanzaro, Curinga, Lamezia Terme, Nocera Terinese, San Mango d’Aquino, Sersale, Soverato, Squillace e Taverna. Nell’area cosentina, i presidi sono programmati a Amantea, Bisignano, Casali del Manco, Cassano all’Ionio, Cetraro, Cosenza, Crosia e Longobucco, confermando l’orientamento di estendere la rete assistenziale anche verso i territori interni e periferici.
Il piano nel Vibonese: focus su Tropea, Soriano e lo Jazzolino
Una quota significativa delle modifiche si concentra nella provincia di Vibo Valentia, dove gli interventi intercettano sia le strutture intermedie che la diagnostica ospedaliera. Nel comparto degli Ospedali di Comunità, il decreto assegna un finanziamento di 3.387.090 euro per il presidio di Soriano Calabro, mentre per Tropea lo stanziamento raggiunge i 4 milioni di euro, coperti da risorse regionali, con l’obiettivo di rispondere anche all’incremento di richieste sanitarie che si registra durante la stagione turistica.
Per l’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia si registra invece una variazione nella fonte di finanziamento: l’importo originario di 10.804.607 euro viene stralciato dalla programmazione Pnrr (Rrf). La realizzazione del solo lotto relativo all’adeguamento sismico della struttura verrà portata avanti attraverso l’utilizzo di fondi della Regione Calabria per un ammontare pari a 10.804.608 euro.
Sul fronte dell’ammodernamento tecnologico, la mappa dei nuovi macchinari interessa l’ospedale e il poliambulatorio di Vibo Valentia, le strutture di Tropea, Soriano Calabro, Serra San Bruno, Nicotera e la Casa circondariale. Tuttavia, l’allegato evidenzia come per 78 dei 85 CUP totali relativi alle grandi apparecchiature sia stato disposto il differimento del target legato all’operatività, posticipando i tempi necessari per il collaudo e l’effettiva entrata a regime delle tecnologie nei percorsi di cura.
I nodi legati alla gestione e alle carenze di organico
Se la rimodulazione burocratica ridefinisce la destinazione dei fondi e la cronologia dei cantieri, resta da sciogliere il nodo relativo alla futura gestione dei servizi. La creazione di una rete territoriale basata su Case e Ospedali di Comunità necessita di una parallela pianificazione del personale, in una regione strutturalmente segnata dalla carenza di medici, infermieri, tecnici e specialisti. La disponibilità di nuovi edifici e di strumentazioni diagnostiche avanzate rischia infatti di non tradursi automaticamente in prestazioni accessibili senza un adeguato potenziamento degli organici sanitari e amministrativi indispensabili per garantirne l’apertura e la continuità assistenziale.



