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Tra calo demografico e nuove priorità: perché la Calabria fatica a trovare lavoratori

Il divario tra le richieste delle aziende e le reali disponibilità dei lavoratori rischia di indebolire progressivamente il tessuto produttivo della Calabria.

Numerose realtà imprenditoriali, in particolare quelle di piccole dimensioni, si trovano nell’impossibilità di reperire il personale necessario per garantire la continuità delle attività o per incrementare i volumi di produzione. Se da un lato persistono situazioni in cui le proposte contrattuali non risultano congrue o in linea con le aspettative dei candidati, dall’altro il dato statistico evidenzia una criticità strutturale ormai rilevante.

L’analisi della Cgia di Mestre e i dati del fenomeno

Questa dinamica riflette una tendenza evidente anche su scala nazionale. Di recente la Cgia di Mestre ha analizzato la situazione, evidenziando come molte imprese, soprattutto piccole, siano costrette «a fare i conti con crescente difficoltà nel reperire personale qualificato». I dati raccolti dall’istituto mostrano che nel 2025 un colloquio su tre è saltato a causa della mancata presentazione dei candidati alla selezione, un segnale di un fenomeno «esploso negli ultimi anni».

Il confronto storico evidenzia la rapidità di questa evoluzione. Nel 2017 le assunzioni non perfezionate per mancanza di candidati si attestavano a quota 400.000. Nel 2025 i casi hanno raggiunto quota 1.750.000, una cifra che rappresenta il 30,2% del totale delle assunzioni previste, a fronte del 9,7% registrato nel 2017.

Demografia e nuove priorità generazionali

Le cause individuate alla base di questo scenario sono molteplici e partono da un mutamento profondo all’interno del mercato del lavoro. Secondo quanto rilevato dalla Cgia, «molti giovani hanno modificato la scala delle priorità: non cercano più soltanto uno stipendio, ma anche equilibrio tra vita privata e lavoro, flessibilità, possibilità di crescita». Di conseguenza, offerte caratterizzate da salari bassi, orari prolungati e scarse prospettive di carriera incontrano spesso il rifiuto dei candidati.

Oltre ai fattori culturali, incide in modo significativo il progressivo calo demografico. La diminuzione del numero di giovani rispetto al passato riduce la platea dei potenziali lavoratori disponibili. A questo si aggiunge il disallineamento formativo: le imprese lamentano la carenza di figure tecniche o specializzate, una criticità legata a un sistema scolastico che, come sottolineato dall’istituto mestrino, «non riesce più a formare in quantità sufficiente» i profili richiesti dal mercato.