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Tra PEC fantasma e telefoni “fuori uso”: la Protezione Civile Calabria non risponde agli alluvionati

C’eravamo cascati anche noi. Qualche giorno fa, con il dovere di cronaca che ci contraddistingue, avevamo dato spazio ai comunicati stampa ufficiali che annunciavano in pompa magna lo stanziamento di aiuti e fondi per i cittadini colpiti dalla devastante esondazione del fiume Crati. Acqua, fango e detriti avevano violato decine di case nello Ionio Cosentino, lasciando dietro di sé danni strutturali, mobili da buttare e ferite ancora aperte.

Oggi, a distanza di mesi, la realtà che emerge è ben diversa dalle passerelle istituzionali, poiché quei soldi non sono mai arrivati alla maggior parte delle famiglie. La colpa è da rintracciare in un vero e proprio muro di gomma burocratico che sembra fatto apposta per sfinire chi ha già perso tutto.

Nelle ultime settimane, molti cittadini hanno provato a inviare le segnalazioni e le istanze alla Protezione Civile regionale, l’organo deputato a gestire la ricognizione dei danni. Il risultato è stato paradossale, con le mail che tornano regolarmente indietro al mittente. Per i pochi fortunati che riescono a ricevere una notifica dal sistema, la beffa è servita sotto forma di un messaggio standardizzato che invita ad accedere alla piattaforma per provvedere all’invio di una documentazione integrativa richiesta via PEC.

Un testo che sarebbe anche chiaro, se non fosse per il fatto che le PEC annunciate dal sistema non sono mai arrivate nella casella dei richiedenti e che il portale web della Regione Calabria risulta costantemente KO o del tutto irraggiungibile. L’amministrazione, in poche parole, richiede documenti aggiuntivi tramite un canale che non usa, rimandando a un sito web che non funziona.

Chi non si arrende alla tecnologia prova la vecchia via del telefono. Armati di pazienza, decine di alluvionati hanno composto i numeri della Regione Calabria chiedendo di parlare con gli uffici competenti, ma il telefono suona a vuoto per ore. Nessuno risponde, nessuno smista le chiamate e nessun dirigente si assume l’onere di dare una spiegazione. Persino chi ha provato a giocare d’anticipo, rispondendo preventivamente via mail o PEC per sbloccare la propria pratica, si è trovato davanti a un silenzio tombale.

Siamo profondamente rammaricati di aver condiviso l’ottimismo di quei comunicati regionali. La solidarietà e il sostegno post-calamità non si misurano con i titoli dei giornali, ma con l’efficienza dei servizi e i risarcimenti concreti che arrivano a chi deve ricostruirsi una vita. Lo Ionio Cosentino ha subito i danni del Crati una volta e ora sta subendo quelli di una burocrazia immobile. Chiediamo pubblicamente alla Protezione Civile e ai vertici della Regione Calabria dove siano finiti gli aiuti promessi e, soprattutto, quando intendano riaccendere i computer e rispondere a quei telefoni, perché i cittadini non possono più aspettare.