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Agente della Polizia Penitenziaria brutalmente colpito da un detenuto, non si placa l’emergenza carceri in Calabria

Un’altra giornata di violenza all’interno delle carceri italiane, un altro servitore dello Stato ferito. Questa volta teatro dell’ennesima aggressione è la casa di reclusione di Rossano, nello specifico il reparto Alta Sicurezza (AS), dove un agente della Polizia Penitenziaria è stato brutalmente colpito al volto da un detenuto.

La denuncia arriva direttamente da Simone Colapietro, Segretario locale dell’AL.Si.P.Pe (Alleanza Sindacale Polizia Penitenziaria), e dalla Segretaria regionale, che parlano ormai di un sistema al collasso logistico e strutturale.

La dinamica dell’aggressione

Il grave episodio si è consumato intorno alle ore 13:15 al primo piano della sezione Alta Sicurezza. Secondo quanto riferito dal sindacato, un detenuto di origini campane, muovendo futili rivendicazioni legate al lavoro penitenziario, ha approfittato del momento di apertura per i passeggi.

Il recluso si è introdotto illecitamente nel box di servizio del poliziotto di turno, colpendolo violentemente al volto con pugni e schiaffi. L’agente, rimasto contuso, è stato immediatamente trasportato al Pronto Soccorso e successivamente dimesso con una prognosi di 5 giorni.

Il paradosso normativo: l’isolamento impossibile

L’aggressione di Rossano ha sollevato un velo su una criticità burocratica e strutturale definita “endemica” dal sindacato. Subito dopo i fatti, infatti, è stato impossibile applicare l’isolamento disciplinare (il regime di esclusione dalle attività in comune previsto dall’Art. 78 del D.P.R. 230/2000) nei confronti dell’aggressore.

Il detenuto è risultato essere in cura per patologie psichiatriche, e il medico di guardia ha negato il nulla osta sanitario. Ma c’è di più: l’AL.Si.P.Pe denuncia che, anche in presenza del via libera medico, l’isolamento sarebbe stato impraticabile per la cronica assenza di posti disponibili e per la totale mancanza di sezioni idonee a separare i detenuti problematici, come richiederebbe invece l’Art. 32 dello stesso decreto.

«Le carceri sono state trasformate in veri e propri contenitori di disagio psichiatrico dopo la chiusura degli OPG e il fallimento delle REMS. La Polizia Penitenziaria viene lasciata sola, senza strumenti sanitari né formazione, a gestire soggetti che avrebbero bisogno di cure cliniche specialistiche e non della cella.» — Nota della Segreteria Regionale AL.Si.P.Pe

Sezioni Alta Sicurezza come “polveriere”

Il sindacato punta il dito anche contro l’inadeguatezza strutturale dei reparti che ospitano esponenti della criminalità organizzata. In molte sezioni di Alta Sicurezza si registra il mantenimento di camerate che ospitano fino a 6 o 7 detenuti. Agglomerati così affollati diventano vere e proprie polveriere, spazi inaccessibili e ad altissimo rischio per il personale chiamato a effettuare perquisizioni o interventi operativi.

L’AL.Si.P.Pe ricorda che l’Amministrazione Penitenziaria, in qualità di datore di lavoro, ha l’obbligo preciso di tutelare l’integrità fisica e morale dei dipendenti ai sensi dell’Art. 2087 del Codice Civile e del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008). Il sovraffollamento non può più essere utilizzato come alibi.

Le richieste del sindacato alle Istituzioni

Nel manifestare la massima solidarietà al collega ferito, l’AL.Si.P.Pe lancia un ultimatum alle Istituzioni Nazionali e Regionali, avanzando tre richieste immediate:

  • Trasferimento immediato: L’allontanamento d’urgenza del detenuto aggressore in un altro istituto (preferibilmente fuori regione) per motivi di ordine e sicurezza. Il mancato trasferimento verrebbe percepito come un segnale di impunità.

  • Dotazioni di sicurezza: L’introduzione di strumenti di difesa e deterrenza come il Taser o lo spray antiaggressione al peperoncino nei reparti a più alto rischio.

  • Tavolo tecnico governativo: L’apertura urgente di un tavolo di confronto sulla gestione della psichiatria in carcere, per alleggerire la Polizia Penitenziaria di un carico che non le compete.

«Il diritto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori deve essere sacro, ogni giorno della settimana», conclude il sindacato. «Se l’Amministrazione non è in grado di garantirlo, ne dovrà rispondere nelle sedi opportune».