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Turni tagliati a Siderno, il sindacato della Polizia trascina il Viminale in tribunale

La segreteria provinciale di Reggio Calabria del Sindacato italiano unitario lavoratori polizia (Siulp) ha conferito mandato alla propria area legale per l’inoltro di un ricorso d’urgenza ex articolo 28 dello Statuto dei lavoratori al Tribunale di Locri. L’azione legale è diretta contro il Ministero dell’Interno e il Reparto prevenzione crimine “Calabria meridionale” di Siderno, con l’accusa di condotta antisindacale.

La soppressione del servizio h24 e le contestazioni

La vicenda scaturisce dalle decisioni assunte dall’Amministrazione l’11 maggio 2026, quando è stato unilateralmente soppresso un servizio attivo h24 presso il Reparto di Siderno, sostituendolo con un servizio ridotto dalle ore 7:00 alle ore 20:00. La decisione è stata comunicata alle organizzazioni sindacali solo l’8 maggio, in via meramente informativa e senza alcuna preventiva consultazione.

Il segretario provinciale, Giuseppe De Stefano, ha espresso una netta ferma posizione sulla gestione della vicenda: “Non siamo stati convocati, non siamo stati ascoltati, non siamo stati coinvolti. Di fronte a questa plateale violazione dei diritti sindacali e delle norme sulla sicurezza, abbiamo ritenuto necessario affidare alla nostra area legale il mandato per agire nelle sedi giudiziarie competenti”.

Le presunte violazioni normative e strutturali

Il ricorso, depositato dall’avvocato Pietro Barbaro del foro di Reggio Calabria su mandato della segreteria provinciale, denuncia in primo luogo la violazione dell’Accordo nazionale quadro del 31 luglio 2009. Nello specifico, viene contestata la mancata osservanza della norma che prevede che le modifiche agli orari di servizio siano adottabili solo previe intese con le segreterie provinciali sindacali, secondo una procedura tassativa.

L’atto d’accusa include inoltre la violazione del decreto legislativo 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro, gravi carenze strutturali dell’edificio e l’inadeguatezza dello stesso rispetto ai requisiti inderogabili del d.p.r. 359/1991 sulla custodia dell’armamento. Si segnalano anche l’assenza di allarmi antincendio e un ascensore non collegato al Commissariato contiguo.

Giuseppe De Stefano ha aggiunto ulteriori considerazioni in merito ai rischi strutturali: “La determinazione unilaterale dell’Amministrazione espone i colleghi ad inaccettabili rischi che sottolineano ancora una volta il clima di autoreferenzialità che connota le relazioni sindacali. Abbiamo tentato il dialogo istituzionale, abbiamo segnalato le criticità, abbiamo sollecitato l’Amministrazione centrale. Di fronte al silenzio e al fatto compiuto, abbiamo ritenuto doveroso dare mandato alla nostra area legale. I colleghi di Siderno meritano condizioni di lavoro sicure e rappresentanze sindacali rispettate”.

Le richieste al Tribunale di Locri

L’area legale del Siulp chiederà al Tribunale di Locri di accertare la condotta antisindacale per violazione dell’Accordo nazionale quadro, della disciplina sulla sicurezza e sulla custodia dell’armamento. Viene inoltre richiesto di ordinare la cessazione immediata della condotta e la sospensione della riorganizzazione, con il ripristino del servizio h24 fino all’adeguamento delle infrastrutture e al raggiungimento delle previe intese sindacali. Infine, si richiede la convocazione delle organizzazioni sindacali entro 15 giorni per l’apertura del confronto previsto dall’accordo.

L’avvocato Pietro Barbaro ha illustrato i profili giuridici della decisione: “La Segreteria Provinciale ci ha dato mandato di tutelare i diritti dei lavoratori nelle sedi giudiziarie competenti. Le norme esistono per essere rispettate: l’Accordo Nazionale Quadro è stato sottoscritto dal Ministero stesso, il D.Lgs. 81/2008 è legge dello Stato, la disciplina sulla sicurezza dei lavoratori è inderogabile. Non si può agire come se tutto questo non esistesse”.

Il procedimento ex articolo 28 dello Statuto dei lavoratori prevede tempi di risoluzione estremamente brevi. Il Tribunale è chiamato a convocare le parti nei due giorni successivi e potrà ordinare, con decreto immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento ritenuto illegittimo.