La tragedia di Amendolara riaccende i riflettori sulle condizioni drammatiche in cui versano molti lavoratori agricoli nel territorio, sollevando dure reazioni da parte del mondo associazionistico. Francesco Garofalo, presidente del Centro Studi Giorgio La Pira di Cassano All’Ionio, ha espresso un fermo sostegno alle recenti dichiarazioni del Vescovo della Diocesi di Cassano All’Ionio, Monsignor Francesco Savino.
Garofalo ha voluto rimarcare la necessità di superare le risposte di circostanza delle istituzioni e della politica di fronte a un dramma di tali proporzioni: “La tragedia di Amendolara e la fiera dei proclami. Ha ragione il Vescovo di Cassano All’Jonio, Mons. Francesco Savino, quando dice: ‘adesso basta’. Basta con la retorica, basta con le passerelle, basta con l’ipocrisia”.
Le condizioni di vita nei campi e l’appello per una nuova progettualità sociale
Il quadro delineato dal presidente del Centro Studi descrive una realtà quotidiana segnata da forti privazioni e priva dei diritti fondamentali. Secondo Garofalo, la quotidianità per molti braccianti è rappresentata da una paga di pochi euro ad ora, di giornate nei campi sotto il sole cocente, di case fatiscenti e di condizioni di vita disumane. Di fronte a simili eventi, viene sottolineata l’esigenza di un profondo esame di coscienza collettivo sulla perdita dei valori di solidarietà e accoglienza.
La preoccupazione principale riguarda il rischio che l’attenzione mediatica e istituzionale possa svanire con il passare dei giorni, lasciando irrisolte le problematiche strutturali legati al caporalato e allo sfruttamento. Per evitare che i riflettori si spengano su una vicenda che mantiene intatta tutta la sua drammaticità, viene proposta una visione basata sulla giustizia sociale e sulla centralità del Mezzogiorno nei processi di sviluppo.
Un impegno concreto per la tutela dei diritti e la legalità
Il richiamo finale è un invito a trasformare la reazione emotiva in interventi strutturali, capaci di garantire la sicurezza e il rispetto della persona umane all’interno del contesto lavorativo e sociale del Paese.
La memoria delle vittime deve tradursi in un’azione costante e determinata. Garofalo ha infatti concluso evidenziando il valore del ricordo dei quattro giovani braccianti: “I quattro giovani barbaramente assassinati ci consegnano un imperativo che non possiamo eludere: l’indignazione va trasformata in impegno a tutela dei diritti e garantire a tutti, nessuno escluso, condizioni di vivibilità”.



