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Decreto Lavoro, Cisal a favore dell’emendamento sul Trattamento Economico Complessivo

La Cisal ha espresso pieno sostegno all’emendamento dei relatori al Decreto Lavoro, intervenendo direttamente nel dibattito sulle norme che mirano a definire il cosiddetto Tec (Trattamento Economico Complessivo) e i criteri collegati alla determinazione del salario. Il segretario generale della confederazione, Francesco Cavallaro, ha commentato positivamente la misura, delineando la posizione del sindacato rispetto alle dinamiche occupazionali e contrattuali del Paese.

Il contrasto alla deregolamentazione nel mercato del lavoro

Secondo la Cisal, l’intervento normativo si muove verso una maggiore chiarezza nel quadro delle regole salariali, contribuendo alla definizione di un giusto salario e rafforzando l’attuale struttura della contrattazione. L’organizzazione sindacale ha evidenziato come l’emendamento rappresenti un completamento del sistema, ritenuto utile a impedire forme di concorrenza al ribasso e a garantire una cornice normativa più stabile per il settore, definendo il provvedimento come un passo coerente con l’evoluzione del sistema di contrattazione e con l’esigenza di evitare fenomeni di deregolamentazione nel mercato del lavoro.

La replica del sindacato alle critiche sull’intervento della legge

Nella nota diffusa, la confederazione ha preso posizione anche rispetto alle critiche espresse da alcune sigle sindacali e osservatori, i quali contestano l’ingresso del legislatore nella definizione del Tec, ritenendo la materia una prerogativa esclusiva della contrattazione tra le parti. La Cisal ha respinto tale impostazione, evidenziando una contraddizione tra chi rifiuta l’intervento normativo e chi, contemporaneamente, sostiene l’introduzione per legge di un salario minimo.

Coerenza con gli accordi e continuità del sistema contrattuale

Il sindacato guidato da Cavallaro ha inoltre precisato che il contenuto dell’emendamento non è estraneo alla contrattazione collettiva, ma riprende principi e impostazioni già consolidati nel tempo, richiamando in proposito anche l’accordo interconfederale del 2018. Di conseguenza, per la Cisal, il provvedimento si inserisce in un quadro già definito dalle parti sociali e non introduce elementi di rottura rispetto agli equilibri esistenti.

I rischi di un modello di contrattazione ristretto

Infine, la confederazione ha manifestato preoccupazione per il rischio che determinate posizioni possano favorire un modello di contrattazione chiuso e gestito da un numero limitato di soggetti, con una conseguente riduzione del ruolo del legislatore. Questa impostazione, secondo la tesi della Cisal, finirebbe per alterare l’equilibrio tra la legge e la contrattazione collettiva, determinando possibili effetti distorsivi sul sistema complessivo delle relazioni industriali.