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Emergenza plastica nel Mediterraneo: l’iniziativa di Ambiente Mare Italia a Le Castella

Ogni giorno il Mar Mediterraneo inghiotte circa 730 tonnellate di rifiuti plastici. Si tratta di un flusso continuo, silenzioso e inarrestabile, equivalente a decine di camion carichi di plastica che finiscono in acqua senza soluzione di continuità. Questo dato non descrive soltanto un’emergenza ambientale, ma una crisi strutturale che ha già superato la soglia dell’allarme.

Pur rappresentando appena l’1% delle acque marine del pianeta, il Mediterraneo è oggi uno degli epicentri globali dell’inquinamento da plastica e microplastiche. La sua conformazione quasi chiusa, collegata all’Atlantico solo attraverso lo Stretto di Gibilterra, lo trasforma in un bacino di accumulo dove i rifiuti provenienti da tutte le coste tendono a concentrarsi, frammentarsi e restare intrappolati per decenni.

A questa pressione costante si aggiunge una delle minacce più insidiose e meno visibili: le reti fantasma, attrezzature da pesca abbandonate o perse in mare che continuano a uccidere anche senza pescatori. Tartarughe, pesci, cetacei e crostacei sono costantemente a rischio. Secondo le stime internazionali, queste reti rappresentano circa il 10% dei rifiuti plastici oceanici e ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di attrezzature da pesca finiscono disperse negli oceani. Il risultato è una minaccia che non si limita alla superficie, ma si insinua nei fondali, distrugge il coralligeno, soffoca le praterie di Posidonia oceanica, altera gli equilibri biologici e impoverisce ecosistemi già fragili, fino a inserirsi nelle catene alimentari.

L’impegno di AMI a Le Castella

In questo scenario, l’8 giugno, Giornata Mondiale degli Oceani istituita dalle Nazioni Unite, non è una semplice ricorrenza simbolica, ma un richiamo globale alla responsabilità collettiva, dato che i mari regolano il clima, producono ossigeno, custodiscono la biodiversità del pianeta e sostengono economie e comunità intere. Proprio in questa giornata Ambiente Mare Italia (AMI) sceglie di trasformare l’allarme in azione concreta. Dopo le attività già realizzate nei mesi scorsi nell’ambito del progetto “Liberiamo insieme il Mare” a Soverato, Porto Torres, Siracusa e Reggio Calabria, il percorso operativo approda ora in Calabria, a Le Castella, nel cuore dell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto.

In questo tratto del litorale ionico prende forma una delle iniziative più significative dell’intero programma, realizzato grazie al contributo dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Lunedì 8 giugno 2026, alle ore 9,30, presso il porticciolo turistico di Le Castella, si aprirà una complessa operazione di monitoraggio e pulizia dei fondali. Dieci subacquei esperti volontari scenderanno in acqua per affrontare ciò che il mare non dovrebbe mai trattenere: reti abbandonate, frammenti plastici e attrezzature disperse.

Le operazioni di recupero nei fondali protetti

Le operazioni si svolgeranno nell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, che conta oltre 40 chilometri di costa tutelata, fondali rocciosi, grotte sommerse e vaste praterie di Posidonia. A supporto dell’intervento saranno impiegati tre gommoni e la supervisione operativa della Guardia Costiera di Crotone, garante della sicurezza delle attività in mare. Dopo i saluti istituzionali, i subacquei raggiungeranno le aree individuate e procederanno alla mappatura e al recupero delle reti fantasma e dei materiali inquinanti presenti sui fondali.

Il termine delle operazioni è previsto intorno alle ore 13,00, con il conferimento dei materiali recuperati. Il valore dell’intervento si estende oltre il gesto tecnico, poiché ogni rete rimossa rappresenta un passo verso la ricostruzione di un equilibrio perduto.

«Il Mediterraneo sta pagando il prezzo delle nostre abitudini, e lo sta pagando in silenzio, ogni giorno». Lo afferma il presidente nazionale di Ambiente Mare Italia, Alessandro Botti, in occasione dell’intervento a Le Castella. «Ogni giorno nel nostro mare entrano centinaia di tonnellate di plastica. Non è un dato astratto: è vita che si spegne sotto i nostri occhi. E le reti fantasma sono la forma più crudele di questa realtà. Non basta più raccontare l’emergenza. Bisogna entrare in mare, recuperare, pulire, intervenire. Ogni rete rimossa dai fondali è un pezzo di Mediterraneo che torna a vivere».

In un contesto in cui il Mediterraneo subisce l’impatto della plastica, queste azioni si configurano come interventi di tutela ambientale volti a preservare la biodiversità marina.