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Catanzaro ospita il suo primo Pride: l’8 agosto la storica parata sul lungomare di Lido

Per la prima volta nella sua storia, Catanzaro ospiterà il Pride. L’appuntamento è fissato per l’8 agosto 2026, quando il lungomare del quartiere Lido diventerà il teatro del primo Catanzaro Pride, l’unica parata Pride prevista in Calabria nel 2026.

L’iniziativa, presentata nella Sala Concerti di Palazzo De Nobili, nasce da un percorso costruito nel tempo dalle associazioni del territorio, con Arci Equa come capofila, e con il sostegno economico dell’amministrazione comunale. A quasi sessant’anni dai moti di Stonewall del 28 giugno 1969, considerati l’inizio del moderno movimento per i diritti LGBTQ+, anche il capoluogo calabrese si prepara così a vivere un passaggio destinato a segnare il dibattito pubblico sui diritti civili, sull’inclusione e sul contrasto alle discriminazioni.

Dal “Road to Pride” alla parata sul lungomare

Il Catanzaro Pride rappresenta il punto di arrivo del percorso avviato lo scorso anno con “Road to Pride”, una serie di iniziative che hanno attraversato il territorio con presentazioni di libri, incontri pubblici, momenti di confronto e attività culturali dedicate ai temi dei diritti e dell’inclusione. Un anno dopo, quell’esperienza si trasforma in una manifestazione pubblica. Il presidente di Arci Equa, Giovanni Carpanzano, ha definito il Pride “un presidio di libertà per tutte e tutti, per chi ancora oggi non gode delle stesse opportunità degli altri cittadini”.

Il cammino verso l’8 agosto sarà scandito da diversi appuntamenti preparatori. L’11 giugno il Fabric ospiterà una serata con performance di drag queen; il 17 giugno sarà presentato il libro di Celeste Costantino dedicato all’educazione sessuo-affettiva; il 24 luglio è previsto un nuovo appuntamento pubblico. Continueranno, inoltre, le assemblee settimanali aperte alla cittadinanza.

Il sostegno delle associazioni calabresi e del Roma Pride

Al percorso hanno aderito anche Arcigay Cosenza, Arcigay Reggio Calabria e Agedo Reggio Calabria. Un contributo arriverà inoltre dal Roma Pride, che sosterrà la manifestazione con una delegazione di drag queen provenienti dalla storica serata Mucca Assassina. Per gli organizzatori, il Pride non sarà soltanto una parata, ma un momento di riappropriazione dello spazio pubblico e di visibilità per chi, ancora oggi, vive condizioni di esclusione, discriminazione o marginalità.

Il valore politico e sociale dell’iniziativa

Tra gli interventi della presentazione anche quello del presidente di Arci Catanzaro, Rosario Bressi, che ha sottolineato il valore politico e sociale dell’iniziativa.

“Organizzare un Pride a Catanzaro non è affatto scontato. È un evento storico, ma non è qualcosa che ci riempie di orgoglio, perché dimostra quanto lavoro ci sia ancora da fare per contrastare le discriminazioni sociali. Il diritto a manifestare non dovrebbe mai essere considerato un favore né essere messo in discussione”.

Bressi ha poi richiamato la necessità di riportare le persone nello spazio pubblico: “Spesso è facile indignarsi di fronte a fenomeni come il bullismo o i femminicidi, ma bisogna prima riappropriarsi dello spazio pubblico. Ed è proprio quello che fa il Pride: restituisce visibilità e voce alle persone. Ci dimostra che quando le diverse componenti sociali di un territorio si uniscono e collaborano, i risultati arrivano”.

La posizione del Consiglio comunale

Per il presidente del Consiglio comunale, Gianmichele Bosco, il Catanzaro Pride rappresenta una giornata storica.

“Forse poteva accadere vent’anni fa, ma accade oggi perché tocca a noi rompere certi schemi. Questo percorso nasce da confronti, paure, volontà e dalla voglia di riscatto. Catanzaro vuole essere una città libera e questa è la città che vogliamo costruire. Il Pride non esclude nessuno: si autoescludono coloro che professano razzismo, fascismo o il predominio di una persona sull’altra”.

L’8 agosto, dunque, Catanzaro proverà a scrivere una pagina nuova della propria storia civile. Non solo una parata, ma un segnale politico, sociale e culturale in una regione in cui il tema dei diritti resta ancora terreno di confronto acceso.