«Tutto cambi affinché nulla cambi». Le vecchie dinamiche del potere continuano a paralizzare la Calabria, specialmente quando si parla della tutela della sua risorsa più preziosa: il mare. A denunciare con forza questo stato di cose, accendendo i riflettori sulla critica situazione del basso e medio Tirreno Cosentino, è Eraldo Rizzuti. Secondo Rizzuti, è arrivato il momento di dire basta a soluzioni temporanee e interventi di facciata che in questo tratto di costa si ripetono identici da decenni, senza mai risolvere l’emergenza del mare sporco.
L’unica vera svolta per porre fine a questo disastro ambientale ed economico è l’istituzione immediata di un centro studi regionale — un vero e proprio Dipartimento del Mare — composto da un pool di professionisti di comprovata esperienza. A questa struttura dovrebbe essere affidato il compito di svolgere il “lavoro sporco” che le istituzioni rimandano da troppo tempo, avviando una radiografia completa e scientifica del nostro litorale che parta dal controllo costante dello stato di salute delle coste e dal censimento di ogni singolo scarico, legale o abusivo.
Senza una mappatura dettagliata, la situazione del Tirreno Cosentino non cambierà mai. Non si può continuare ad affrontare il disinquinamento costiero tranquillizzando i cittadini e i turisti solo con qualche analisi dell’acqua spot o con interventi limitati, parziali e strutturalmente insufficienti. Questo specifico ecosistema marino soffre da decenni e chiede azioni serie di risanamento e riequilibrio naturale, ma a oggi mancano ancora provvedimenti adeguati e tecnicamente validati.
La proposta di Rizzuti traccia una strada ben precisa, che passa necessariamente attraverso la digitalizzazione dell’intera rete di distribuzione dei servizi per un controllo in tempo reale e lo studio approfondito dei tratti terminali di fiumi e torrenti che sfociano nel Tirreno, storicamente tra i principali veicoli di inquinamento. Altrettanto fondamentale sarà la revisione e la regolamentazione rigida degli impianti di depurazione e della gestione dei rifiuti di alberghi, villaggi, campeggi e di tutte le strutture turistiche dell’area cosentina, siano esse fisse, mobili o temporanee.
Fino a quando non si avvierà questo monitoraggio totale, si continuerà a navigare a vista. Qualche prelievo rassicurante può salvare una stagione estiva agli occhi dell’opinione pubblica, ma non risana un ecosistema ferito. La mappatura è il primo passo: forse il meno appariscente, ma l’unico in grado di restituire al basso e medio Tirreno Cosentino il mare che merita.



