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Nuovo ospedale a Cosenza, Mazza: “Mentre la città litiga sul pennacchio, il diritto alla salute continua a emigrare al Nord”

Il dibattito sulla localizzazione del nuovo ospedale hub rischia di trasformarsi nell’ennesimo scontro di campanile, allontanando l’attenzione dalle vere priorità della sanità calabrese. Mentre la politica locale si concentra sui confini amministrativi, la carenza di personale medico e la mobilità sanitaria passiva continuano a rappresentare le vere emergenze da affrontare per garantire un’assistenza adeguata alla popolazione.

L’ospedale hub come risorsa per l’intero territorio regionale

La struttura prevista, dotata di 821 posti letto, chirurgia robotica e un Centro europeo di chirurgia ad alta precisione, si configura come un presidio di livello provinciale e interprovinciale. Un’opera di tale portata non può essere considerata a servizio esclusivo di un singolo comune, ma deve rispondere alle esigenze di un bacino molto più ampio, che nella sola provincia di Cosenza conta circa 670.000 abitanti.

La scelta dell’area compresa tra Rende e Montalto Uffugo risponde a una logica di convergenza funzionale tra diverse infrastrutture strategiche:

  • Il nuovo ospedale hub, destinato a raddoppiare la capacità dell’attuale presidio dell’Annunziata.

  • La Facoltà di Medicina già operativa presso l’Università della Calabria, che favorisce l’integrazione tra formazione e assistenza.

  • Il nuovo svincolo autostradale e la futura stazione dell’alta velocità, elementi chiave per migliorare l’accessibilità logistica.

Isolare la sanità di alta complessità dai centri della ricerca scientifica e dai principali nodi della mobilità significherebbe compromettere l’efficienza di un sistema sanitario integrato.

Il peso delle scelte amministrative e la mancata fusione urbana

L’attuale disputa risente anche degli esiti del percorso referendario sulla fusione tra i comuni dell’area urbana, che si è tenuto circa un anno e mezzo fa. La nascita di un’unica realtà amministrativa avrebbe eliminato alla radice le controversie sulla localizzazione dei servizi, definendo un baricentro urbano unitario e riducendo le spinte campanilistiche. La bassa affluenza e il mancato sostegno convinto a quel progetto hanno invece mantenuto inalterate le frammentazioni territoriali che oggi riemergono nel dibattito pubblico.

La riduzione della mobilità sanitaria passiva, che spinge numerosi cittadini a trasferirsi temporaneamente in altre regioni per ricevere cure specialistiche, rimane l’obiettivo principale da perseguire. In quest’ottica, la collaborazione istituzionale diventa indispensabile per accelerare la realizzazione delle opere e garantire il superamento delle attuali criticità strutturali.