Il dibattito sul futuro dell’impianto natatorio comunale di Cosenza si arricchisce di un nuovo capitolo. La dirigenza di Smile e AQA è intervenuta pubblicamente per rispondere alle recenti affermazioni del gestore della struttura, esprimendo il forte desiderio di superare le polemiche di natura personale per riportare l’attenzione sui fatti concreti, sulla programmazione e sul rispetto dovuto alle società sportive.
Al centro della riflessione vi è il rischio concreto che la città di Cosenza e l’intera regione Calabria perdano l’unica realtà di pallanuoto femminile militante nella massima serie nazionale. Un patrimonio sportivo, sociale e di promozione territoriale costruito negli anni grazie ai sacrifici di atleti, tecnici, dirigenti e famiglie, che oggi si trova in una situazione di forte incertezza a causa di quello che viene definito un immobilismo gestionale.
Il caso del XXIII Meeting Città di Cosenza e le condizioni dell’impianto
Il primo punto affrontato riguarda l’annullamento del XXIII Meeting Città di Cosenza. La dirigenza ha smentito che la cancellazione sia dipesa dal numero degli iscritti, indicando come causa esclusiva le condizioni termiche della struttura. Nei giorni precedenti l’evento, e nella stessa data d’inizio fissata per il 5 giugno 2026, sono state registrate temperature dell’acqua comprese tra i 22 e i 23 gradi. Si tratta di valori considerati non idonei per lo svolgimento in sicurezza delle attività e inferiori ai parametri stabiliti dalla Federazione Italiana Nuoto e dalla Federazione Italiana Paralimpica.
A supporto di questa ricostruzione, viene evidenziato come l’apertura al pubblico della piscina scoperta sia avvenuta solo il 15 giugno 2026, dopo giorni di impossibilità nell’utilizzo regolare della vasca. La decisione di non disputare la manifestazione è stata quindi motivata dalla necessità prioritaria di tutelare la salute degli atleti.
Tariffe e variazioni degli orari di allenamento
Un ulteriore elemento di frizione riguarda la gestione della stagione agonistica nel trimestre che comprende i mesi di aprile, maggio e giugno. Secondo quanto riferito dalle società, nella settimana tra il 9 e il 13 giugno 2026 gli orari di allenamento sono stati modificati in modo unilaterale per esigenze organizzative del gestore, creando disagi nella preparazione atletica e nella logistica delle famiglie.
Inoltre, il passaggio alla piscina scoperta ha comportato un sostanziale raddoppio delle tariffe rispetto alle condizioni precedentemente applicate e a quelle richieste dalle associazioni ad aprile. Attualmente, alle società viene chiesto un costo di circa 25 euro all’ora per ciascuna corsia, a fronte di confronti con realtà simili, come la piscina comunale di Crotone, dove le tariffe oscillano tra i 12 e i 14 euro all’ora per corsia.
Assegnazione degli spazi e indisponibilità del “Castello”
La situazione è stata discussa anche durante la riunione programmatica del 16 giugno 2026, volta all’assegnazione degli spazi acqua. All’incontro non era presente il Presidente di Amphiios, Carmine Manna, e il confronto è avvenuto con il Direttore dell’impianto. La successiva comunicazione scritta del gestore ha tuttavia delineato un quadro con meno giorni disponibili, una riduzione delle corsie assegnate e costi superiori rispetto alle aspettative delle società.
A questo scenario si aggiunge l’impossibilità di usufruire della piattaforma dei tuffi, il cosiddetto “Castello”, storico simbolo dell’impianto scoperto. La mancanza di motivazioni formali su questo divieto danneggia direttamente la preparazione di due atleti in vista dei prossimi Campionati Italiani.
La richiesta di un tavolo tecnico per il futuro dell’agonismo
Per superare l’attuale fase di stallo, è stata formalmente richiesta la convocazione di un tavolo tecnico che riunisca l’Amministrazione Comunale, la Federazione Italiana Nuoto, il concessionario e le società sportive. L’obiettivo dichiarato non è legato ad attività di tipo commerciale, bensì alla creazione di un polo stabile per l’agonismo, capace di ospitare giovani atleti, raduni federali e manifestazioni di alto livello. La sfida per la comunità sportiva cosentina rimane quella di decidere se preservare un patrimonio storico o rinunciare ai risultati ottenuti in decenni di attività.



