Arriva un’altra parola fine, la seconda nel giro di dieci anni, per la tendopoli di San Ferdinando. Stavolta, ad essere demolita in modo definitivo è quella classificata all’origine come ministeriale. L’area era stata installata in concomitanza con la distruzione con le ruspe, nel 2017, del primo insediamento collocato di fronte, ma è divenuta nel giro di poco tempo l’ennesima bidonville.
Dopo anni di emergenze, interventi tampone e promesse di superamento, il grande insediamento che ospita centinaia di braccianti migranti nella Piana di Gioia Tauro si prepara a essere smantellato.
Cronistoria di un’emergenza cronica
La struttura era nata con l’intento di offrire una soluzione temporanea e più dignitosa rispetto al precedente insediamento spontaneo. Nel corso del tempo, tuttavia, la gestione della tendopoli ha ricalcato le medesime criticità del passato, trasformando l’area in un agglomerato privo dei servizi essenziali e segnato da condizioni di precarietà estrema.
I tentativi di superamento messi in atto nel corso degli anni non hanno evitato il ricrearsi di una situazione di grave marginalità sociale e sanitaria, rendendo necessario un nuovo intervento radicale di sgombero e demolizione delle strutture presenti.
Le prospettive per i lavoratori della Piana
Lo smantellamento definitivo solleva complessi interrogativi sul futuro abitativo e lavorativo dei centinaia di migranti impiegati nel settore agricolo del territorio. Le istituzioni sono chiamate a individuare soluzioni alloggiative alternative che sappiano coniugare la legalità con la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori, evitando il rischio che si formino nuovi insediamenti abusivi nelle aree limitrofe della Piana di Gioia Tauro.



