Il dibattito sul futuro del sistema sanitario calabrese si accende a seguito delle recenti dichiarazioni dei vertici regionali riguardanti la conclusione della fase di commissariamento. La transizione, presentata dalla maggioranza di governo come uno snodo storico, viene letta in modo opposto dalle forze di opposizione, che invitano alla cautela e mettono in luce le criticità che continuano a gravare sulla rete ospedaliera e territoriale.
Sul tema è intervenuta Elisa Scutellà, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale, offrendo una disamina severa della situazione attuale e contestando i toni trionfalistici che hanno accompagnato il provvedimento.
Il ritorno alla responsabilità politica regionale
Secondo la rappresentante del Movimento 5 Stelle, la chiusura della gestione commissariale non coincide automaticamente con il risanamento del comparto. La fine di questa fase segna unicamente il passaggio delle competenze e delle piene responsabilità gestionali nelle mani delle istituzioni regionali, dopo anni di amministrazione straordinaria.
«Il commissariamento della sanità calabrese non è stato un incidente di percorso. È stato il simbolo del fallimento della politica regionale, senza distinzioni di colore politico. La sua conclusione non rappresenta, di per sé, la soluzione dei problemi della sanità calabrese. Segna semplicemente il ritorno alla piena responsabilità della politica regionale. Nulla di più.»
La critica si concentra sulla distanza percepita tra la narrazione istituzionale e le condizioni concrete in cui versano le strutture sanitarie locali. Le difficoltà quotidiane vissute dall’utenza restano evidenti e si manifestano attraverso indicatori precisi, come l’allungamento dei tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e il fenomeno costante della mobilità passiva verso le strutture del Centro-Nord.
Le criticità del sistema assistenziale e i nodi irrisolti
L’esponente pentastellata ha espresso perplessità riguardo all’entusiasmo manifestato dal presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, ponendo l’accento sulle carenze di personale e sul congestionamento dei reparti di emergenza-urgenza, fattori che continuano a penalizzare interi comprensori. Le scelte amministrative degli ultimi decenni, caratterizzate dalla riduzione dei presìdi periferici e dal ridimensionamento della medicina generale sul territorio, vengono indicate come le cause primarie dell’attuale deficit assistenziale.
«Per questo sorprende il clima di celebrazione che si è voluto costruire attorno a questa decisione. La realtà che vivono ogni giorno i cittadini racconta ben altro: liste d’attesa fuori controllo, migrazione sanitaria verso altre regioni, carenza cronica di personale, pronto soccorso al collasso e interi territori privi di un’assistenza adeguata. È difficile condividere tanto entusiasmo quando la stessa classe dirigente che oggi rivendica una presunta svolta porta sulle spalle anni di scelte che hanno contribuito ad aggravare la crisi del sistema sanitario: chiusura di ospedali, depotenziamento dei presìdi territoriali e progressivo smantellamento della medicina di prossimità.»
La richiesta di riscontri concreti per i cittadini
Il fulcro del dibattito si sposta quindi sulla necessità di focalizzare l’azione amministrativa sul raggiungimento di obiettivi tangibili, piuttosto che sulle dispute di natura politica tra schieramenti. L’efficacia della nuova gestione regionale, secondo l’opposizione, si potrà misurare soltanto nel momento in cui verranno ripristinati i livelli essenziali di assistenza in modo uniforme su tutta la superficie regionale.
«Perché il presidente Occhiuto considera la fine del commissariamento una vittoria da celebrare? Perché arriva perfino ad attaccare le opposizioni, quando i problemi che hanno reso necessario il commissariamento sono ancora sotto gli occhi di tutti? Noi saremo i primi a festeggiare quando i calabresi non saranno più costretti ad aspettare mesi per una visita specialistica, quando i pronto soccorso non saranno più congestionati, quando nessuno dovrà lasciare la Calabria per curarsi e quando il diritto alla salute sarà finalmente garantito in modo uniforme su tutto il territorio. Fino ad allora, più che ai festeggiamenti, crediamo servano serietà, responsabilità e risultati concreti.»



