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Sanità in Calabria, l’attacco di Madeo (Pd): «Case di Comunità scatole vuote, persi il 61% dei posti letto»

Il panorama sanitario in Calabria presenta criticità strutturali profonde, accentuate dagli ultimi dati diffusi dall’Istat relativi agli ultimi trenta anni. Il territorio assiste a una contrazione dell’offerta assistenziale che incide direttamente sulla mobilità sanitaria passiva, con un flusso economico legato al turismo sanitario che supera i 300 milioni di euro e che mostra dinamiche di ulteriore crescita per il prossimo futuro.

La contrazione dei posti letto e i nodi della medicina territoriale

I dati storici evidenziano che tra il 1996 e il 2023 la regione ha registrato una riduzione del 61,2% dei posti letto ospedalieri, posizionandosi come l’area con il decremento più marcato su scala nazionale. In questo contesto, l’implementazione delle Case di Comunità, previste in 63 strutture sul territorio regionale attraverso i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), non sta fornendo il supporto sperato alla rete ospedaliera.

Le criticità principali emergono sul fronte del personale e delle dotazioni tecnologiche. Le strutture risultano attualmente prive dei professionisti necessari per il loro funzionamento, generando anche l’opposizione delle sigle sindacali. Il Sindacato dei medici italiani ha espresso contrarietà riguardo all’obbligo per i medici di medicina generale di prestare almeno sei ore settimanali all’interno di questi centri, una misura ritenuta penalizzante per l’attività ordinaria dei medici di famiglia, già numericamente insufficienti.

Il confronto con le Aggregazioni Funzionali Territoriali

La sovrapposizione dei compiti per i medici di base rappresenta un ulteriore elemento di dibattito, considerando la preesistenza delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft), nate per assicurare la continuità assistenziale sulle 12 ore e alleggerire i pronti soccorso. La gestione dei turni tra attività di studio, Aft e Case di Comunità rischia di compromettere il rapporto di fiducia e la qualità del servizio garantito ai pazienti.

Rosellina Madeo, Vicepresidente della Commissione Sanità, ha espresso una posizione netta sulla gestione delle risorse del Pnrr e sulla situazione della rete ospedaliera regionale: «Il grande bluff delle Case di Comunità pesa come un macigno alla luce dei dati diffusi dall’Istat secondo cui la Calabria, negli ultimi 30 anni, ha perso il 60% dei posti letto negli ospedali».

La riflessione si estende alla qualità della programmazione burocratica, definita frammentaria e priva di una reale integrazione: «Dunque, senza una programmazione integrata e realmente concreta si è caduti nel ‘copia e incolla’ burocratico: un nuovo contenitore fisico che può e deve contare sempre sugli stessi identici medici che stavano già facendo quel lavoro a pochi chilometri di distanza. Risultato? Il servizio al cittadino resta identico, se non frammentato, ma lo Stato ha speso milioni per i muri».

Secondo l’analisi della Vicepresidente, i fondi europei non hanno innescato il cambio di rotta necessario per la presa in carico delle cronicità e per il potenziamento dell’assistenza domiciliare, lasciando i cittadini privi di punti di riferimento alternativi ai pronti soccorso: «Quello che doveva essere il rafforzamento della medicina territoriale per dare sollievo alla rete ospedaliera, sempre più depotenziata e in affanno, si sta rivelando una misura boomerang. I fondi del Pnrr sono stati spesi per la creazione di queste strutture ma all’interno mancano macchinari e personale medico e paramedico».

La carenza di standard di sicurezza europei e nazionali negli ospedali favorisce inoltre l’allontanamento delle figure professionali, inclusi i medici provenienti dall’estero, rendendo urgente una revisione delle politiche di investimento sulle risorse umane e sulla messa in sicurezza delle strutture esistenti.