Il rispetto formale delle scadenze europee non garantisce automaticamente la funzionalità dei servizi sanitari sul territorio. La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Elisabetta Barbuto, ha sollevato forti perplessità sulla reale operatività delle strutture previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in Calabria, presentando un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al presidente della Giunta e commissario ad acta, Roberto Occhiuto. Al centro della contestazione vi è il rischio che i nuovi presidi si trasformino in strutture prive del personale necessario a garantire le cure.
Il nodo del personale e i rilievi degli organi di controllo
Secondo l’esponente delle opposizioni, l’avanzamento infrastrutturale e tecnologico non è sufficiente a colmare le storiche carenze del sistema sanitario locale. I ritardi nella progettazione e nei cantieri, già evidenziati nei mesi scorsi dalle relazioni di Agenas e della Corte dei Conti, rappresentano solo una parte del problema. La questione principale rimane legata alla copertura delle piante organiche di medici, infermieri e operatori sociosanitari, indispensabili per decongestionare i pronto soccorso della regione.
«Il rispetto formale delle scadenze del PNRR dello scorso 30 giugno, sbandierato dal Dipartimento Tutela della Salute, non basta a garantire il diritto alla cura dei calabresi. Finanziare le mura e le tecnologie non serve a nulla se mancano medici, infermieri e personale sociosanitario. Il rischio concreto è quello di inaugurare cattedrali nel deserto, scatole vuote incapaci di erogare servizi e alleggerire la pressione sui nostri ospedali e Pronti Soccorso ormai al collasso», ha dichiarato Barbuto nella sua nota.
L’attenzione si sposta quindi sulle risorse stanziate di recente per l’assunzione di nuove figure professionali. Il Piano di Rientro 2026-2028, approvato dall’esecutivo regionale nelle sedute dell’8 e 9 luglio, ha sbloccato 54,5 milioni di euro destinati proprio al potenziamento della rete territoriale, superando i vincoli dei tetti di spesa. Un provvedimento che la consigliera definisce un passo avanti burocratico, ma che necessita di tempi certi per tradursi in assunzioni reali.
Le richieste della consigliera regionale a Roberto Occhiuto
Attraverso l’atto ispettivo depositato in Consiglio regionale, il Movimento 5 Stelle chiede chiarimenti dettagliati sulle modalità e sulle tempistiche con cui le singole Aziende Sanitarie Provinciali attiveranno le procedure concorsuali. Particolare preoccupazione viene espressa per le zone geograficamente svantaggiate, come i comuni montani e l’entroterra, dove il reclutamento risulta storicamente più complesso.
«Vogliamo conoscere il cronoprogramma esatto per l’emanazione dei bandi di concorso da parte delle singole ASP e i criteri con cui verranno distribuiti questi 54,5 milioni. Servono risposte stringenti soprattutto per le aree interne, montane e strutturalmente più isolate, dove i bandi rischiano di andare deserti se non supportati da reali incentivi per il personale», ha incalzato la consigliera.
L’obiettivo del contenimento della mobilità passiva
Un altro punto critico sollevato riguarda la previsione finanziaria del Piano di Rientro, che ipotizza una riduzione della mobilità passiva pari a 22,5 milioni di euro nel periodo compreso tra il 2027 e il 2028. Per raggiungere questo traguardo, secondo Barbuto, è indispensabile procedere a una profonda riorganizzazione che colleghi la medicina territoriale ai presidi ospedalieri, superando gli attuali modelli gestionali.
«Questo obiettivo rimarrà un miraggio se non si realizzerà una reale integrazione tra la nuova rete territoriale del PNRR e la rete ospedaliera, ferma a logiche del 2010. Occhiuto esca dagli annunci e dica chiaramente ai calabresi come e quando intende attivare i percorsi di cura (PDTA) e garantire che la sanità di prossimità diventi realtà e non l’ennesima promessa fragile», ha concluso l’esponente del Movimento 5 Stelle.



