Il riconoscimento ottenuto nel 2024 come secondo borgo più bello d’Italia rischia di rimanere soltanto un titolo di facciata per Badolato, in provincia di Catanzaro. Dietro le immagini suggestive del borgo medievale si nasconde una realtà fatta di disagi per la popolazione residente. La quasi totalità degli uffici comunali è stata infatti trasferita nella frazione marina, lasciando il centro storico privato dei servizi essenziali e innescando la reazione ferma della cittadinanza.
La protesta ha assunto una veste formale attraverso un atto di diffida inviato al commissario prefettizio e al Prefetto di Catanzaro. L’iniziativa è partita dal Comitato di Badolato, coordinato da Enzo Piperissa, con l’assistenza legale dell’avvocato Francesco Pitaro. L’azione contesta la legittimità del trasferimento, evidenziando il contrasto con le norme comunali e le ripercussioni sul tessuto sociale di un’area già esposta al rischio di spopolamento.
Il contrasto con lo Statuto e gli orari ridotti
La contestazione sollevata dal Comitato e dal legale si fonda su una precisa disposizione istituzionale. L’articolo 3 dello Statuto del Comune di Badolato stabilisce che la sede municipale sia situata in corso Umberto I, nel Capoluogo. Il progressivo spostamento delle attività verso la marina viene descritto nell’atto come un provvedimento inopinato e sorprendente, che ha ridotto la presenza istituzionale nel borgo a livelli minimi.
I dati relativi all’apertura degli sportelli nel centro storico evidenziano la marginalizzazione dei residenti dell’entroterra. Gli uffici del borgo garantiscono l’attività solo due giorni alla settimana, limitando l’orario dalle ore 8:00 alle ore 10:00 e offrendo esclusivamente il servizio di protocollo. Una finestra temporale di due ore che non permette l’erogazione di prestazioni complete.
“La comunità del borgo ha necessità di avere uffici che svolgano effettivamente, realmente e sostanzialmente le funzioni tipiche e complete degli uffici comunali. La comunità che vive continuativamente e permanentemente nel borgo ha il diritto di poter accedere agli uffici comunali e di poter godere ininterrottamente dei servizi”.
Il rischio di desertificazione demografica
La situazione di Badolato riflette una problematica diffusa a livello nazionale, dove i proclami sulla valorizzazione dei piccoli centri urbani e i finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si scontrano con la riduzione concreta dei servizi sul territorio. La sottrazione dei presidi comunali non rappresenta solo un ostacolo burocratico, ma incide direttamente sull’economia locale e sulla vitalità democratica del centro storico.
Secondo la posizione espressa dal Comitato, lo smantellamento degli uffici costituisce una decisione drastica che induce ancor di più la comunità del borgo, che pure vuole continuare a vivere nel territorio, a lasciarlo, con un inevitabile spopolamento. Il provvedimento viene definito lesivo, ingiusto e illegale, in quanto introduce elementi di discriminazione a danno dei cittadini che continuano a popolare l’area interna.
La richiesta di intervento alle autorità provinciali
Il documento inviato ai vertici della Prefettura di Catanzaro esige un ripristino immediato della regolarità amministrativa all’interno del Capoluogo. L’istanza esorta il Comune e le autorità competenti a valutare l’impatto dei trasferimenti e a riattivare i servizi originari per garantire parità di trattamento a tutti i residenti.
“Si chiede di procedere alla riapertura, in ossequio a quanto disposto nello Statuto comunale, degli uffici comunali all’interno del borgo di Badolato, evitando ingiuste e lesive discriminazioni nei confronti della comunità che vi risiede. Con ogni riserva e salvezza”.
La risoluzione della vicenda dipende ora dalle determinazioni che verranno assunte dalle istituzioni chiamate in causa, sospese tra la necessità di rispettare le previsioni statutari e la tutela del diritto di cittadinanza nelle aree interne.



