La situazione della sanità in Calabria continua a registrare profonde criticità nelle strutture periferiche. Le ultime vicende riguardano l’ospedale di Soveria Mannelli, dove la carenza di personale ha raggiunto livelli minimi, riducendo la dotazione del Pronto Soccorso a un solo medico e un solo infermiere per ciascun turno di lavoro. La denuncia arriva a seguito di un sopralluogo effettuato dal consigliere regionale Ernesto Alecci, il quale ha verificato le condizioni operative di un presidio che si trova a servire un bacino d’utenza montano di circa 30.000 residenti.
Le ripercussioni di tale ridimensionamento si riflettono direttamente sulla gestione delle emergenze. La compresenza di due codici rossi metterebbe i pochi operatori presenti nell’impossibilità di garantire interventi tempestivi su entrambi i pazienti. Le alternative per i cittadini non risultano di facile attuazione, dato che il trasferimento verso gli hub di Catanzaro o Lamezia Terme richiede lunghi tempi di percorrenza attraverso una rete viaria di montagna complessa e disagevole.
Chiusura dell’Osservazione Breve Intensiva e disagi sul territorio
Oltre alle difficoltà del primo soccorso, la scarsità di figure infermieristiche ha già provocato la chiusura del reparto di Osservazione Breve Intensiva (OBI). Questa interruzione del servizio costringe la struttura a disporre frequenti trasferimenti in ambulanza verso altri nosocomi per tutti quei pazienti che necessitano di un monitoraggio prolungato, determinando un aumento dei costi complessivi per il sistema sanitario e notevoli disagi per i malati, costretti ad allontanarsi dal proprio comune di residenza.
Nonostante gli annunci programmatici della governance regionale relativi a concorsi e piani di assunzione, il reparto prosegue l’attività ordinaria solo grazie ai turni del personale rimasto e all’apporto dei medici cubani. Questi ultimi, pur garantendo impegno costante, secondo le segnalazioni dei residenti incontrano ancora barriere linguistiche che complicano l’interazione quotidiana.
La mobilitazione dei comitati civici e l’iniziativa in Consiglio regionale
Il quadro descritto ha consolidato l’azione del Comitato Pro Ospedale del Reventino, rappresentato da Alessandro Sirianni, che ha avviato una sinergia con analoghe realtà associative operanti a Serra San Bruno, San Giovanni in Fiore e Acri per la tutela della sanità nelle aree interne. Nel corso della visita istituzionale, a cui hanno preso parte anche il sindaco Michele Chiodo e la vicesindaca Antonella Pascuzzi, è stato fatto il punto sulla raccolta firme che ha superato quota 13.000 sottoscrizioni a sostegno di una proposta di legge specifica per il potenziamento delle strutture di montagna.
La mobilitazione popolare troverà uno sbocco istituzionale attraverso l’attività dell’opposizione. Il consigliere Alecci ha formalizzato l’impegno a trasferire le istanze del territorio all’interno del dibattito della massima assemblea calabrese: “Ho verificato di persona questa situazione inaccettabile e ho incontrato il comitato civico nato per difendere e potenziare gli ospedali di montagna. Faremo nostra la loro battaglia in Consiglio regionale.” L’obiettivo dichiarato è l’approvazione di riforme che possano garantire pari diritto alla salute e uniformità di assistenza tra i grandi centri urbani e le comunità montane.



