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Caro bollette e carburanti, la Calabria prima in Italia per rincari: +17,8%

L’effetto delle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico continua a riflettersi pesante sull’economia italiana, determinando rincari diffusi su elettricità, gas e carburanti. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio studi della Cgia, famiglie e imprese si trovano ad affrontare un quadro complesso, in cui l’impatto economico varia notevolmente a seconda della struttura produttiva e geografica del territorio. Tra le diverse realtà territoriali, la Calabria emerge come l’area che subisce l’incremento percentuale più elevato in tutto il Paese per la spesa energetica complessiva.

Il primato calabrese tra bollette e carburanti

Nel corso del 2026, la spesa totale per l’energia in Calabria mostra un incremento del 17,8% rispetto all’anno precedente, posizionando la regione al vertice della graduatoria nazionale per crescita percentuale. L’aggravio stimato ammonta a 746 milioni di euro, portando la spesa complessiva regionale da 4.184 a 4.930 milioni di euro.

Il primato si estende specificamente al settore dell’energia elettrica, dove la Calabria segna un rialzo del 13,1%, superando la media nazionale del 12,9% e generando un esborso aggiuntivo stimato in 179 milioni di euro. Sul fronte dei carburanti, la regione si posiziona al settimo posto nazionale con una variazione del 20,9%, corrispondente a una spesa extra di 524 milioni di euro. Più contenuto appare invece l’impatto relativo al gas, che vede un aumento del 13,7% e un aggravio di 43 milioni di euro, collocando il territorio al diciannovesimo posto della classifica per questa singola voce.

Sebbene in termini assoluti le cifre siano inferiori rispetto a quelle registrate dalle grandi regioni industriali del Nord, il peso proporzionale subito dalla Calabria risulta particolarmente severo sull’economia locale e sulle famiglie.

L’impatto sul contesto economico nazionale

A livello nazionale, la stima complessiva dei costi aggiuntivi per il consumo di elettricità, gas e carburanti raggiunge i 28,9 miliardi di euro. La quota maggiore di questo incremento deriva dal settore dei carburanti, dove l’aumento della spesa raggiunge i 13,6 miliardi di euro (+20,4% rispetto al 2025). Per quanto riguarda l’energia elettrica, l’esborso supplementare a livello italiano è calcolato in 10,2 miliardi di euro, mentre per il gas si prevede un aumento di 5 miliardi di euro.

I dati di borsa riflettono questa evoluzione: il costo dell’energia elettrica è salito dai 106,7 euro/MWh di fine febbraio ai 161,2 euro attuali, con un incremento del 51,2%. Nello stesso arco temporale, la quotazione del gas ha registrato una crescita del 71,6%, passando da 32,4 a 57 euro/MWh.

Il Mezzogiorno e la sfida dei trasporti

L’impatto sui carburanti colpisce con particolare intensità l’intero Mezzogiorno, che registra la variazione percentuale più alta d’Italia con un +21,1%. In questo contesto, la Basilicata guida la graduatoria con un +21,6%, seguita da Campania e Puglia al 21,3%. La Campania, in termini assoluti, affronta un aggravio superiore a un miliardo di euro.

I prezzi alla pompa, attestate sui 1,91 euro al litro per la benzina e 2,04 euro al litro per il diesel, evidenziano un aumento del diesel pari al 18,5% dall’inizio delle tensioni. Tali valori incidono gravemente sulle regioni meridionali, caratterizzate da una forte dipendenza dal trasporto su gomma per la mobilità e la distribuzione merci.

Parallelamente, nelle regioni settentrionali l’impatto si concentra in misura maggiore sui volumi di elettricità e gas. La Lombardia registra l’aggravio assoluto più consistente, pari a 5,4 miliardi di euro (+15,1%), seguita da Emilia-Romagna con 3 miliardi e Veneto con 2,9 miliardi di euro.

Le prospettive e le risposte delle istituzioni

Di fronte a questa situazione, gli interventi statali finora adottati ammontano a 7 miliardi di euro, suddivisi tra 5 miliardi destinati al contenimento delle bollette di luce e gas e 2 miliardi dedicati alla riduzione delle accise sui carburanti. Secondo le valutazioni della Cgia, tali risorse coprono circa il 25% dell’aggravio complessivo ipotizzato.

Un ulteriore stanziamento di 7 miliardi di euro è in fase di programmazione per l’autunno, con l’obiettivo di portare il sostegno totale a 14 miliardi di euro. La piena attuazione di queste misure resta vincolata al confronto con l’Unione Europea per l’applicazione delle clausole di salvaguardia relative ai saldi di bilancio.