Il dossier di monitoraggio parlamentare sul Pnrr, confermato dalla più recente relazione semestrale della Corte dei conti, evidenzia una situazione critica per l’attuazione degli investimenti in Calabria. Al 1° luglio 2026 la regione ha infatti completato solo il 15,6% dei progetti finanziati dal Piano, a fronte di una media nazionale pari al 23,7%. Con l’84,4% delle risorse ancora classificate come “in corso” a pochi mesi dalle scadenze fissate per la fine del 2026, ammontano a oltre 5,2 miliardi di euro gli interventi rimasti sul tappeto.
Un paradosso economico tra crescita del Pil e fragilità del sistema
Nonostante l’esigua capacità di spesa, la Calabria ha registrato di recente la maggiore crescita percentuale del proprio Prodotto interno lordo rispetto alla media nazionale e del Mezzogiorno. Secondo le rilevazioni della Banca d’Italia, tuttavia, questo incremento risponde a una forte vulnerabilità strutturale del tessuto produttivo locale. È bastata un’iniezione straordinaria di circa 1 miliardo di euro, integrativa della Programmazione Unitaria 2021-2027, per innescare un effetto moltiplicatore sugli indicatori regionali. Si tratta di un risultato rilevante ma temporaneo, che solleva interrogativi su quali obiettivi si sarebbero potuti raggiungere qualora la capacità d’impiego delle risorse fosse stata allineata al ritmo medio del resto del Paese.
Carenze di personale e mancato coinvolgimento dei sindacati negli enti locali
Le cause dei rallentamenti nell’iter procedurale sono state richiamate dai rappresentanti sindacali territoriali. «Negli ultimi anni abbiamo sollevato a più riprese l’esigenza di rafforzare la dotazione degli uffici pubblici con tecnici per la progettazione e la rendicontazione sulle risorse Pnrr», hanno dichiarato Mariaelena Senese, segretaria generale della Uil Calabria, e Walter Bloise, segretario regionale della UilFp. «Un dato ci ha sempre guidato: ben il 20% delle risorse del Piano sono state affidate ai Comuni, ma proprio gli enti locali hanno enormi carenze numeriche e professionali nei propri organici, motivo per cui la spesa e la rendicontazione si sono mosse lentamente. Ciò ha prodotto i dati appena resi noti e quindi una crescita economica mancata per la Calabria. Purtroppo, alle sollecitazioni più volte effettuate, non abbiamo ricevuto alcun riscontro e le Organizzazioni sindacali non sono state coinvolte dalle Cabine di regia prefettizie. I risultati, oggi, sono ahinoi sotto gli occhi di tutti».
I rischi futuri tra svincolo delle risorse e prospettive al 2027
Le proiezioni pubblicate dalla Svimez nel mese di luglio 2026 prefigurano per il Mezzogiorno un dimezzamento del ritmo di crescita dal 2027, con un tasso d’incremento del PIL che tornerebbe inferiore rispetto a quello del Centro-Nord per via dell’esaurimento dei fondi del Pnrr. Per la Calabria, maglia nera nella capacità di rendicontazione, la prospettiva appare particolarmente complessa, estendendosi al rischio di definanziamenti e revoche.
«Il mancato completamento delle opere del Pnrr non significa soltanto perdere una straordinaria occasione di sviluppo per la Calabria», hanno aggiunto Senese e Bloise. «Rischia di produrre una seconda emergenza finanziaria: quella delle revoche, dei definanziamenti, e della necessità, con ogni probabilità, di utilizzare le risorse della futura programmazione nazionale ed europea per completare ciò che il Pnrr avrebbe dovuto finanziare oggi. Significherebbe sottrarre miliardi potenziali ai nuovi investimenti per pagare le incompiute del passato. E dove gli interventi sono accompagnati da mutui o altre forme di cofinanziamento, il debito continuerebbe comunque a gravare sui bilanci pubblici: un rischio paradossale, pagare le opere senza averle e pagare ancora per completarle».
L’incertezza sui fondi Zes e il ridimensionamento delle risorse infrastrutturali
A complicare la traiettoria dello sviluppo regionale si aggiunge la situazione legata alla Zes Unica per il Mezzogiorno, misura che Banca d’Italia definisce cruciale per il sostegno agli investimenti industriali mediante agevolazioni fiscali. Il dossier parlamentare indica la possibilità che 500 milioni di euro legati al credito d’imposta vengano stralciati dal Piano per problematiche di rendicontazione, senza che sia stata indicata una copertura alternativa. Tale incertezza, sommata alla riduzione del Fondo perequativo infrastrutturale passato da 4,6 miliardi a 900 milioni di euro negli ultimi due anni, accresce le preoccupazioni per il quadro economico calabrese al termine del ciclo del Pnrr.



