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Monsignor Savino dopo il femminicidio di Trebisacce: “Basta con la cultura del possesso travestita da amore”

L’uccisione di Ornella Forastefano nella notte di Ferragosto a Trebisacce ha aperto un dibattito profondo sul ruolo delle istituzioni religiose e sulla cultura del possesso. Attraverso una lettera pastorale, monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio, ha condiviso una presa di posizione incentrata sull’autocritica e sulla tutela delle vittime.

L’esame di coscienza e il superamento dei messaggi del passato

Nel testo inviato alla comunità, il presule ha affrontato la necessità di una revisione storica riguardo al modo in cui la sottomissione femminile è stata talvolta affrontata nelle sedi religiose. “Anche noi uomini di Chiesa siamo chiamati a un serio esame di coscienza”, ha dichiarato monsignor Savino, aggiungendo: “Per secoli una certa predicazione ha raccomandato alle donne la sopportazione, ha chiamato pazienza ciò che era soggezione e ha consigliato di salvare il matrimonio perfino a prezzo dell’incolumità personale”.

Il vescovo ha espresso la ferma volontà di considerare superata tale visione, affermando che “quella pagina resta chiusa per sempre”. Nel suo messaggio viene posta la salvaguardia della persona sopra qualsiasi altra valutazione: “La vita di una donna vale infinitamente più della conservazione di una convivenza violenta”. La scelta di citare il nome della vittima risponde alla volontà di evitarne la riduttiva trasformazione in un dato statistico. “Davanti a una donna uccisa il silenzio di un vescovo assomiglierebbe a una complicità. Dico il suo nome, e chiedo a ciascuno di ripeterlo”, ha specificato il presule.

L’interpretazione delle Scritture e i segnali della violenza

La lettera affronta anche il tema dell’uguaglianza e della corretta esegesi dei testi sacri, soffermandosi in particolare su alcuni passaggi della Genesi. Riferendosi alle righe che descrivono il dominio maschile, monsignor Savino ha sottolineato che “quella riga descrive una ferita anziché prescrivere un ordine”, definendo come un errore storico l’aver considerato quelle parole quale espressione di una volontà divina.

L’attenzione si sposta poi sui fattori culturali ed emotivi che precedono le aggressioni fisiche. “La violenza contro le donne nasce da una cultura maschile del possesso che sopravvive travestita da amore”, ha precisato il vescovo, evidenziando come i comportamenti di prevaricazione si manifestino gradualmente: “I suoi segnali compaiono molto prima del sangue, nel controllo del telefono, nella gelosia che isola dalle amiche, nella voce alzata dentro casa, nella battuta che umilia davanti agli altri, nel denaro amministrato come strumento di dipendenza”.

L’analisi sul fenomeno e il sostegno alle vittime

Un ulteriore passaggio della lettera riguarda la nazionalità dell’indagato e il rischio di strumentalizzazioni della vicenda. “Chi tentasse di usare questo dolore per alimentare sospetti verso gli stranieri tradirebbe la memoria di Ornella”, ha affermato il vicepresidente della Cei, ricordando che “la violenza attraversa tutte le classi e le nazioni, e in Italia parla nella maggior parte dei casi la nostra stessa lingua”.

Il documento si chiude con una sollecitazione verso chiunque si trovi in condizioni di pericolo o isolamento, affinché trovi il sostegno necessario per uscire da situazioni di abuso, ribadendo la responsabilità dell’intera comunità nel riconoscere preventivamente ogni forma di prevaricazione.