La scomparsa della difterite rappresenta un’illusione smentita dai dati e dagli ultimi avvenimenti di cronaca. Il tragico decesso di una bambina di quattro anni ricoverata a Palermo con un quadro riconducibile a questa infezione ha riacceso i riflettori su una patologia resa estremamente rara solo grazie al successo delle campagne vaccinali. In attesa dei riscontri ufficiali, la comunità scientifica sottolinea la necessità di non abbassare la guardia di fronte a rischi mai del tutto azzerati.
La pericolosità della tossina difterica e i dati europei
La gravità della patologia è legata alla tossina prodotta dal Corynebacterium diphtheriae, capace di diffondersi nell’organismo e provocare complicanze gravi. Vincenzo Tipo, presidente della Simeup (Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica), evidenzia il quadro clinico correlato all’infezione:
“La particolare gravità è legata soprattutto alla tossina difterica, capace di diffondersi nell’organismo e provocare complicanze gravissime, in particolare a carico del cuore e del sistema nervoso, fino all’insufficienza multiorgano e alla morte”.
La percezione che il batterio sia stato eradicato è errata. I monitoraggi dell’Ecdc mostrano una costante circolazione del patogeno in Europa. Nel 2024, nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo sono stati registrati 151 casi complessivi, di cui 83 causati dal ceppo tossigeno. Si tratta di cifre ridotte rispetto all’era pre-vaccinale, ma idonee a certificare la presenza attiva del microrganismo.
Il ruolo della vaccinazione e il contrasto alle notizie false
Il drastico calo delle infezioni osservato negli ultimi decenni è la diretta conseguenza della profilassi con anatossina difterica. Un eventuale decremento delle coperture attuali rischierebbe di creare spazi epidemiologici favorevoli al ritorno del batterio. Vincenzo Tipo commenta la dinamica dell’immunizzazione e la necessità di mantenere alto il livello di guardia:
“Non è scomparso il rischio, è stata la vaccinazione a renderlo estremamente basso. Quando diminuiscono le coperture vaccinali si ricreano spaces nei quali malattie che avevamo quasi dimenticato possono tornare a colpire”.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla disinformazione diffusa sui canali digitali. La Simeup ribadisce la totale assenza di correlazione tra somministrazione dei vaccini e insorgenza dell’autismo, richiamando la responsabilità dei medici nella diffusione di dati basati su evidenze scientifiche rigorose.
Il paradosso della prevenzione e la memoria sanitaria
L’efficacia dei trattamenti preventivi ha finito per generare un paradosso percettivo: la scomparsa dei sintomi e dei ricoveri rende meno visibile il pericolo reale della malattia.
“I vaccini non sono vittime del loro insuccesso, ma, paradossalmente, del loro successo. Quando una malattia non si vede più, si finisce per dimenticare quanto fosse pericolosa e perché sia scomparsa dalle nostre corsie”, dichiara il presidente della Simeup.
La verifica costante del calendario vaccinale e il rispetto dei richiami periodici insieme al pediatra curante costituiscono la misura principale per garantire la tutela individuale dei minori e l’immunità di gregge a protezione dei soggetti più fragili.



