HomeCronacaOmicidio Sangineto, minacce all'avvocato dei fratelli...

Omicidio Sangineto, minacce all’avvocato dei fratelli Orsino: la solidarietà della Camera penale

L’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta, il 34enne deceduto in seguito a una violenta aggressione avvenuta all’esterno di una discoteca di Sangineto, si arricchisce di un capitolo drammatico legato al clima di tensione sul caso. Nelle ultime ore l’avvocato Alessandro Gaeta, legale di fiducia dei fratelli Domenico e Umberto Orsino, è stato fatto bersaglio di insulti e pesanti intimidazioni per aver assunto l’incarico difensivo nell’ambito del procedimento aperto dalla Procura di Paola.

I messaggi intimidatori e la ricostruzione dei fatti

Il professionista ha ricevuto una serie di messaggi offensivi e minacciosi inviati dopo la formalizzazione della nomina a difensore dei due giovani. Dal punto di vista giudiziario, le posizioni dei due indagati restano distinte. Per Domenico Orsino è stata confermata la custodia cautelare in carcere a seguito della convalida del fermo. Il fratello Umberto si trova invece in una situazione differente: nei suoi confronti il giudice non ha convalidato il provvedimento pre-cautelare. Quest’ultimo ha ricostruito la dinamica sostenendo che sia stato il fratello Domenico a sferrare il pugno a Perrotta, facendolo cadere al suolo dove ha battuto violentemente il capo mentre entrambi si stavano già allontanando dal luogo della lite. Per Umberto Orsino il Tribunale della Libertà di Catanzaro ha fissato l’udienza di riesame per il 26 agosto.

L’intervento dei penalisti a tutela del ruolo del difensore

Sulla vicenda è giunta la ferma presa di posizione della Camera penale di Paola “Avv. Ernesto Gullo”, che ha diffuso un documento per esprimere vicinanza e solidarietà al collega. L’associazione forense ha evidenziato come il professionista sia finito nel mirino «per avere svolto il proprio ruolo di avvocato e garantito ai propri assistiti l’esercizio del diritto costituzionale alla difesa, definito inviolabile dall’articolo 24 della Costituzione».

Nel comunicato viene ribadito il principio cardine secondo cui «l’avvocato difensore non si identifica con i propri clienti, né con le cause che patrocina e nessuna piazza e nessun social potranno mai sostituirsi al processo». La nota richiama inoltre il pensiero di Piero Calamandrei per ricordare che «la libertà e la civiltà giuridica di un Paese si misurano anche dall’indipendenza e dalla sicurezza dell’avvocato difensore», proprio mentre le indagini della Procura proseguono per fare piena luce sul tragico evento di Sangineto.