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Assalto allo sportello postale nel Reggino: due esplosioni nella notte

Due esplosioni nel cuore della notte, a pochi minuti di distanza l’una dall’altra. Poi l’arrivo dei soccorsi e delle forze dell’ordine, mentre ad Anoia cominciava una domenica segnata da un nuovo assalto a uno sportello automatico. Questa volta nel mirino dei malviventi è finito l’Atm di Poste Italiane, facendo tornare d’attualità l’allarme per gli attacchi agli sportelli bancari e postali nella Piana di Gioia Tauro.

La ricostruzione dell’attacco all’ufficio postale

L’episodio si è verificato nelle prime ore di domenica 30 agosto. Secondo le prime ricostruzioni, i malviventi avrebbero utilizzato materiale esplosivo per forzare lo sportello automatico collocato all’esterno dell’ufficio postale. La struttura in questo periodo risulta chiusa al pubblico per lavori di ristrutturazione, mentre il servizio Atm era rimasto disponibile. L’ufficio si trova lungo una strada vicina alla Provinciale che collega il territorio di Anoia con Cinquefrondi e Maropati.

Un particolare potrebbe assumere rilievo nelle indagini. Secondo quanto riferito da alcuni residenti, già intorno alle 3 del mattino sarebbe stato notato un insolito e insistente movimento di automobili nella zona. Successivamente sono arrivate le esplosioni. In base alle informazioni raccolte nelle prime ore successive all’accaduto, le deflagrazioni sarebbero state due, avvenute a distanza di circa cinque minuti.

Il fragore ha inevitabilmente richiamato l’attenzione degli abitanti. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri e i Vigili del fuoco, con la zona interessata dalle operazioni temporaneamente interdetta al traffico per consentire gli accertamenti e la messa in sicurezza.

I danni alla struttura e le indagini in corso

Le esplosioni avrebbero provocato danni anche alla struttura dell’ufficio postale, tanto da rendere necessari controlli sulle condizioni dell’immobile. Restano diversi aspetti da chiarire. Non è stato ancora reso noto l’eventuale ammontare del denaro sottratto né è possibile stabilire, allo stato delle informazioni disponibili, se l’azione abbia consentito ai malviventi di impossessarsi effettivamente del contenuto dell’Atm.

Tra le circostanze che dovranno essere verificate c’è anche quella secondo cui lo sportello automatico potrebbe essere stato fuori servizio nei giorni precedenti. Fondamentali potrebbero rivelarsi le telecamere di videosorveglianza presenti nell’area. Gli investigatori potranno esaminare le registrazioni non soltanto per cercare di individuare persone o veicoli coinvolti, ma anche per ricostruire i movimenti registrati nelle ore precedenti e successive alle esplosioni.

L’escalation di colpi nella Piana di Gioia Tauro

L’assalto di Anoia acquista un peso particolare perché arriva dopo altri episodi che negli ultimi mesi hanno interessato la Piana di Gioia Tauro. Nella notte tra il 17 e il 18 giugno era stato preso di mira il bancomat della Bcc Calabria Ulteriore di Rizziconi. Poche settimane dopo, il 6 luglio, un altro assalto aveva colpito lo sportello della filiale Credem di Varapodio.

In quest’ultimo caso era stata utilizzata la cosiddetta tecnica della “marmotta”, con un ordigno introdotto nello sportello automatico. Gli investigatori avevano inoltre trovato sull’asfalto chiodi a tre punte, presumibilmente utilizzati per ostacolare l’inseguimento delle forze dell’ordine.

Proprio la successione degli episodi aveva già fatto scattare l’allarme sul territorio. I sindaci di Rizziconi e Varapodio erano stati ricevuti a luglio dal prefetto di Reggio Calabria nell’ambito delle iniziative legate all’escalation degli episodi predatori registrati nei rispettivi comuni. Anche la Fabi, il sindacato dei bancari, aveva sollecitato un rafforzamento delle misure di sicurezza dopo gli attacchi agli sportelli della Piana.

Sarebbe tuttavia prematuro sostenere che il colpo di Anoia sia stato realizzato dagli stessi soggetti o con le medesime modalità operative degli episodi precedenti. Saranno gli accertamenti investigativi a stabilire se esistano elementi comuni.

Ed è probabilmente questo uno dei punti centrali dell’inchiesta: capire se ci si trovi davanti a episodi indipendenti oppure a gruppi organizzati capaci di muoversi rapidamente tra i piccoli centri della Piana, individuando gli sportelli più vulnerabili e pianificando preventivamente le vie di fuga.