Dopo diciassette anni caratterizzati da Piani di rientro e gestione commissariale, il sistema sanitario della Calabria si trova di fronte a una svolta decisiva. L’approvazione del documento che definisce gli interventi di risanamento finanziario per il triennio 2026-2028 da parte del Consiglio dei ministri richiede un netto cambio di rotta. Per la UIL Calabria, l’uscita dalla fase straordinaria deve coincidere con il superamento di un approccio strettamente economico, mettendo al centro le reali esigenze di salute della popolazione anziché calibrare le prestazioni esclusivamente sulle risorse disponibili.
La segretaria generale della UIL Calabria, Mariaelena Senese, ha evidenziato l’inadeguatezza di una gestione focalizzata sui soli bilanci: «Il risanamento dei conti è necessario, ma l’obiettivo finale di qualsiasi intervento sul servizio sanitario deve essere la cura delle persone. Un sistema sanitario pubblico non può essere definito virtuoso se ha solo i conti in ordine. Anzi, i vincoli di bilancio stringenti a cui la Calabria è stata costretta, hanno reso spesso inefficiente la risposta alla domanda di cure e di salute che i calabresi hanno posto. Ciò è inaccettabile».
Le specificità della regione e le carenze infrastrutturali
L’adozione di soluzioni standardizzate, trasferite da realtà esterne con contesti differenti, rischia di non rispondere alle problematiche locali. La regione presenta una struttura demografica segnata dallo spopolamento delle aree interne, dall’innalzamento dell’età media e da una rete viaria complessa. Secondo le rilevazioni Eurostat, mentre l’83% dei cittadini dell’Unione Europea e l’80,5% degli italiani risiedono entro 15 minuti di auto da un ospedale, la media calabrese si attesta al 65,4%, con punte negative nelle province di Cosenza (59,2%) e Vibo Valentia (55%).
Per fronteggiare questa situazione, la proposta del sindacato prevede di misurare il fabbisogno sanitario considerando parametri specifici quali la dispersione territoriale, le condizioni socioeconomiche, la viabilità e i tempi effettivi di percorrenza verso i luoghi di cura.
Monitoraggio del personale e contenimento della mobilità passiva
Un punto fondamentale riguarda la dotazione organica delle strutture sanitarie. La UIL propone che ogni Azienda sanitaria e ospedaliera renda pubblici i dati relativi al personale necessario, alle forze effettivamente in servizio e all’indice di scopertura, suddivisi per profilo professionale. «Possiamo costruire nuove strutture e acquistare le migliori tecnologie, ma senza le donne e gli uomini necessari a farle funzionare rischiamo di realizzare soltanto contenitori vuoti», ha sottolineato Mariaelena Senese, evidenziando il ruolo primario che dovranno svolgere le Case e gli Ospedali di Comunità, l’assistenza domiciliare e la telemedicina.
Altro tema cruciale è il contenimento della mobilità passiva, che nel triennio 2026-2028 mostra un valore tendenziale di circa 410 milioni di euro all’anno. «Non possiamo limitarci ogni anno a contabilizzare quanti soldi seguono i calabresi che vanno a curarsi fuori regione. Dobbiamo capire per quali prestazioni si parte, dove si concentrano le maggiori criticità e fissare obiettivi annuali e verificabili per recuperare progressivamente in Calabria le prestazioni che il nostro sistema può e deve garantire», ha ribadito la segretaria generale. È fondamentale, a questo proposito, operare una distinzione tra la mobilità inevitabile, rivolta a centri di altissima specializzazione nazionali, e quella evitabile, verso cui indirizzare gli interventi di recupero.
Trasparenza e digitalizzazione con un Cruscotto pubblico della sanità
Tra le misure sollecitate figurano l’introduzione di strumenti digitali e dell’intelligenza artificiale nelle procedure amministrative per ottimizzare la gestione e prevenire errori o irregolarità. Per garantire pieno accesso ai dati, la UIL suggerisce la creazione di un Cruscotto pubblico della sanità calabrese, uno strumento aperto ai cittadini e alle parti sociali utile a monitorare periodicamente liste d’attesa, personale, tempi dell’emergenza-urgenza, spesa complessiva e andamento del debito.
«La vera sfida amministrativa – ha concluso Mariaelena Senese – è dunque nel recuperare, attraverso innovazione tecnologica, capacità di analisi preventiva e trasparenza, le risorse necessarie ad adeguare l’intera offerta sanitaria regionale alle vere esigenze di salute dei cittadini calabresi, sulla base di dati demografici ed epidemiologici che guidino le scelte partendo un profilo sanitario e non dai vincoli di bilancio».



