Un deposito clandestino contenente circa 50 oggetti non consentiti è stato scoperto all’interno del vano di un ascensore nella sezione Secondo Alta Sicurezza della Casa di Reclusione di Rossano. L’operazione della Polizia Penitenziaria ha portato al sequestro di almeno 40 telefoni cellulari, cavi di ricarica, cacciaviti e varie armi bianche, tra cui coltelli e oggetti atti ad offendere. Il materiale è stato messo a disposizione della competente Autorità Giudiziaria per gli accertamenti investigativi.
Il Segretario Locale dell’AL.Si.P.Pe., Giuliano Gasparro, ha sottolineato come il ritrovamento evidenzi il tentativo delle mafie di mantenere la linea di comando verso l’esterno.
La posizione del sindacato sulle dinamiche criminali e le carenze di organico
Sulla vicenda è intervenuto anche il Segretario Regionale dell’AL.Si.P.Pe., Roger Durante, evidenziando la rilevanza penale dell’operazione. «Ci troviamo di fronte a una flagrante violazione dell’Art. 391-ter del Codice Penale, norma introdotta per punire severamente l’introduzione, la detenzione e l’utilizzo fraudolento di apparati telefonici nelle carceri, unitamente alle violazioni in materia di armi ed oggetti atti ad offendere sancite dalla Legge 18 aprile 1975, n. 110», ha dichiarato Durante.
Il Segretario Regionale ha approfondito il valore strategico dei dispositivi all’interno delle sezioni detentive: «È fondamentale che l’opinione pubblica e le istituzioni comprendano che l’ingresso di oltre 40 cellulari in un circuito di Alta Sicurezza non serve ai detenuti soltanto per salutare i propri familiari. All’interno dei contesti detentivi di alta sicurezza, la criminalità organizzata e le consorterie mafiose utilizzano tali dispositivi e le armi bianche anche rudimentali, come veri e propri strumenti di comando e controllo: servono a gestire lo spaccio di sostanze stupefacenti, a regolare conti in sospeso, ad assoldare nuovi adepti e a impartire direttive operative all’esterno, mantenendo inalterata la catena di comando criminale. Questo ritrovamento sventa un potenziale pericolo per l’ordine interno e per la sicurezza collettiva dell’intera società».
Durante ha poi richiamato l’attenzione sulle condizioni operative della struttura calabrese: «L’operazione odierna è il frutto diretto dell’elevatissima professionalità, della dedizione e della meticolosa attenzione delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria in servizio presso il reparto di Rossano. Un risultato straordinario se si considera che viene raggiunto operando in condizioni di cronica e drammatica carenza di organico. Segnaliamo con forza che la pianta organica dell’istituto rossanese è del tutto sottodimensionata rispetto alle reali esigenze operative».
Mettendo a confronto la struttura con l’istituto di Vibo Valentia, il rappresentante sindacale ha evidenziato una sperequazione gestionale: «A parità di struttura architettonica, Vibo Valentia vanta in organico circa 80 agenti in più, pur gestendo un numero inferiore di reclusi, costituiti peraltro da detenuti “comuni”. La Casa di Reclusione di Rossano, invece, ospita sezioni ad altissimo indice di pericolosità, quali l’Alta Sicurezza 3 e l’Alta Sicurezza 2. Tali numeri dimostrano la sperequazione e la miopia gestionale dell’amministrazione penitenziaria. Nonostante questo isolamento istituzionale, gli agenti di Rossano continuano a rappresentare il presidio di legalità e l’ultimo baluardo dello Stato nelle trincee dei penitenziari».
In conclusione, Durante ha ribadito la necessità di un intervento governativo: «Garantire la sicurezza all’interno dell’istituto significa tutelare non solo l’ordine penitenziario, ma anche la vita e l’incolumità fisica di tutti gli operatori civili che a vario titolo operano nella struttura, salvaguardando la tenuta stessa di un sistema penitenziario oggi oggettivamente fallace e al collasso. A tutto il personale della Polizia Penitenziaria di Rossano va il più sentito plauso e ringraziamento dell’AL.Si.P.Pe. È doveroso porre in risalto l’operato silenzioso di chi, quotidianamente e con spirito di sacrificio, combatte in prima linea per garantire legalità, sicurezza e diritti in un contesto estremamente difficile e troppo spesso dimenticato dalla politica e dalle istituzioni. Il Governo intervenga sulla pianta organica».



