L’inefficienza dei depuratori rappresenta solo una quota del problema legato allo stato del mare calabrese, con un impatto stimato attorno al 42%. Il resto dell’inquinamento deriva da una combinazione di scarichi abusivi, attività produttive non collegate alle reti principali e cattive abitudini quotidiane. La fotografia della situazione è emersa durante l’evento conclusivo dell’iniziativa Mare Dentro, promossa dall’Ente Parchi Marini Regionale a Praia a Mare, dove istituzioni ed esperti si sono confrontati sulle criticità del territorio.
Nel corso del dibattito è stata evidenziata la presenza di almeno una quarantina di Comuni privi di una rete fognaria adeguata, una carenza che in alcuni casi coinvolge anche interi quartieri dei centri capoluogo. I campionamenti effettuati sul campo e le indagini condotte con il supporto di tecnologie avanzate, come i termoscanner e i mezzi della Capitaneria di Porto, hanno permesso di individuare sostanze riconducibili a lavanderie abusive e frantoi non a norma.
Il Procuratore della Repubblica di Potenza, Camillo Falvo, ha spiegato come il contrasto al fenomeno richieda una strategia mirata a individuare l’origine delle sostanze inquinanti: «L’acqua non ha memoria ma i sedimenti, invece, ricordano tutto». Questa prospettiva trova conferma nelle analisi scientifiche, che dimostrano come gli inquinanti si accumulino nei corsi d’acqua e nei bacini montani dell’Appennino, per poi essere trasportati a valle dalle piogge.
Il lavoro di coordinamento tra il Dipartimento regionale Ambiente e gli enti locali sta registrando i primi risultati, con un aumento significativo delle richieste di autorizzazione al collettamento dei reflui da parte delle attività economiche. Resta tuttavia fondamentale la risposta delle singole comunità nell’adottare comportamenti trasparenti e rispettosi dell’ambiente per preservare l’ecosistema costiero.



