Mentre il resto d’Italia spinge sull’acceleratore della transizione ecologica, Reggio Calabria inserisce la retromarcia e sprofonda in fondo alle classifiche nazionali sulla gestione dei rifiuti. I dati ufficiali del nuovo rapporto Istat “Ambiente urbano” scattano una fotografia drammatica per il capoluogo metropolitano: nel 2024 la raccolta differenziata in città si è fermata a un misero 36,8%, facendo registrare un vero e proprio crollo di 5,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un arretramento pesante che isola Reggio tra le maglie nere del Paese, sideralmente lontana dal target di legge fissato al 65%.
Il confronto con il panorama nazionale e il divario con il Mezzogiorno
La parabola discendente reggina appare ancora più grave se messa a confronto con il contesto nazionale. In Italia la produzione di spazzatura è tornata a salire, raggiungendo 29,9 milioni di tonnellate complessive con una media di 507,7 chili per abitante, ma le altre città hanno saputo reagire aumentando la quota di differenziata, arrivata nei capoluoghi al 58,4%. Anche il Mezzogiorno, pur mantenendo un gap storico con il Nord-Est, dove si sfiora il 73%, ha mostrato segnali di ripresa con un incremento medio dell’1,9%. Reggio Calabria ha invece scelto la direzione opposta, tradendo qualunque aspettativa di riscatto: con il suo 36,8% si piazza in un desolante podio negativo, posizionandosi appena sopra solo a Catania, ferma al 33,4%, e Palermo, al 17,3%, mentre ben 68 capoluoghi italiani hanno già ampiamente superato la soglia virtuosa del 65%.
L’assenza di strategie comunali per la riduzione e il riuso
L’analisi dell’Istat non si limita a contare i cassonetti, ma affonda il colpo sulla totale mancanza di iniziative preventive da parte delle istituzioni locali. In quasi tre capoluoghi su quattro, pari al 72,9%, i Comuni hanno attivato buone pratiche per ridurre l’uso di carta e plastica all’interno di scuole e uffici pubblici. Tra le città metropolitane d’Italia, le uniche eccezioni a non aver mosso un dito sono proprio Reggio Calabria e Napoli. Mentre altrove si moltiplicano i punti d’acqua pubblica per eliminare le bottiglie di plastica, i mercatini dell’usato e i centri dedicati al riuso, la città dello Stretto resta del tutto al palo, priva di una strategia per l’ambiente e del tutto incapace di educare al riciclo.



