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Rosa Vespa torna a parlare del rapimento della neonata a Cosenza: “Non ho pianificato, ora seguo un percorso terapeutico”

A distanza di oltre un anno dai fatti che avevano scosso la città di Cosenza, Rosa Vespa è tornata a parlare pubblicamente della vicenda che la vide protagonista il 21 gennaio 2025, quando sottrasse una bambina di un solo giorno di vita dalla clinica Sacro Cuore dopo aver simulato per mesi una gravidanza. L’intervento è avvenuto durante la puntata di mercoledì 9 settembre del programma “Dentro la notizia”, condotto da Gianluigi Nuzzi su Canale 5. La 51enne ha ripercorso le tappe del periodo successivo all’arresto, soffermandosi sulla presa di coscienza maturata nel tempo.

Il percorso terapeutico e la ricostruzione del rapimento

Nel corso dell’intervista, Vespa ha spiegato di aver avviato un lavoro personale per rielaborare l’accaduto. “Adesso ho preso consapevolezza di quello che è successo. Diciamo che ci sono ancora molte ferite aperte, però grazie al percorso terapeutico che sto seguendo presso il CSM di Cosenza sto cercando di superare queste dinamiche del passato”, ha dichiarato la donna.

Un punto centrale del racconto ha riguardato la dinamica dell’ingresso nella struttura sanitaria e l’azione culminata nel sequestro della neonata. Vespa ha respinto l’ipotesi di una premeditazione: “Non ho architettato e non ho pianificato. Ricordo che vagavo nella clinica, nessuno mi ha mai fermato”. La donna ha descritto uno stato di estraneità vissuto in quei momenti, affermando di non ricordare nitidamente tutte le fasi di quella sera. Tale versione si confronta con le conclusioni del procedimento giudiziario di primo grado, in cui i giudici hanno ritenuto il gesto frutto di una preparazione, supportati dall’esito della perizia psichiatrica che ne aveva accertato la capacità di intendere e di volere.

Il sostegno familiare e l’appello alla madre della bambina

La 51enne si è poi soffermata sulla presenza del coniuge nei mesi successivi ai fatti e durante il trattamento in corso. “Mio marito ha capito che purtroppo io non stavo bene. Lo ringrazio e lo ammiro perché è una persona speciale, perché ha capito quello che è stato il mio dramma, mi è stato accanto”, ha affermato.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tentativo di stabilire un contatto con la famiglia della neonata. Vespa ha confermato di aver cercato un riavvicinamento, pur riconoscendo l’impatto di quanto generato: “Sì, ho cercato di contattarla. Capisco che dall’altra parte abbia subito, purtroppo, anche lei un grande dolore. Per il momento non c’è stato un avvicinamento, però io ho provato”. Ha poi ribadito l’apertura a un possibile dialogo: “Ho già tante volte chiesto scusa. Se lei ha voglia di incontrarmi io sono disponibile, non mi tiro indietro”.

A conclusione del suo intervento, la donna ha espresso l’intenzione di proseguire lungo la strada intrapresa con i servizi territoriali, accantonando le ragioni che avevano portato all’episodio. “Ho solo voglia di riprendere in mano la mia vita piano piano e riparare al danno fatto”, ha chiosato, tracciando il quadro attuale di una vicenda che si era risolta con il rapido ritrovamento della piccola e il successivo arresto.