Il costo del rifornimento continua la sua corsa verso l’alto. Stando ai dati più recenti diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio per la benzina erogata in modalità self-service sul territorio nazionale si è attestato a 2,107 euro al litro, evidenziando una lievissima crescita rispetto al giorno prima. Analoga tendenza interessa il diesel, salito a 2,216 euro al litro. Anche se gli incrementi giornalieri appaiono nell’ordine di pochi millesimi, essi rappresentano l’ennesimo tassello di una tendenza al rialzo costante che dura ormai da diverse settimane. Come di consueto, lungo le arterie autostradali i costi risultano superiori: la verde si attesta in media a 2,198 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge quota 2,293 euro al litro.
L’elemento di maggior rilievo è rappresentato dal quadro che si delineerebbe in assenza delle misure pubbliche di contenimento. Lo sconto applicato alle imposte sul diesel, pari a circa 17 centesimi al litro considerando anche l’impatto dell’IVA, costituisce il solo argine che finora ha impedito al prezzo del gasolio di superare i picchi storici mai registrati prima. Se tale agevolazione dovesse venire meno, il costo alla pompa sfiorerebbe i 2,384 euro al litro. Questa situazione dimostra come una disposizione inizialmente introdotta come risposta temporanea a un’emergenza sia diventata uno strumento fondamentale per stabilizzare i prezzi, trasformando la sua prossima scadenza previstai per il fine settimana in un cruciale banco di prova per il governo.
L’agevolazione attualmente in vigore fa parte di un lungo percorso di proroghe avviato nella primavera del 2026. Da quel momento in poi, l’esecutivo ha provveduto a rinnovare ripetutamente la riduzione fiscale, fino ad arrivare alla data limite del 17 settembre. Secondo i dati elaborati dagli uffici di analisi parlamentari, l’investimento complessivo per sostenere tali interventi ha superato i due miliardi di euro. L’ultimo prolungamento, deliberato di recente, ha richiesto uno stanziamento di 102 milioni di euro. Per finanziare tali manovre si è attinto principalmente all’anticipo delle imposte sui dividendi dei colossi dell’energia e al gettito extra generato dall’IVA sui rincari del petrolio. Tuttavia, questa riserva economica si sta progressivamente prosciugando, costringendo le istituzioni a individuare nuove coperture finanziarie.
La scadenza del 18 settembre pone quindi un interrogativo immediato per i tecnici del Ministero dell’Economia, impegnati a stabilire il percorso da seguire per evitare che l’imminente fine dello sconto si traduca in un immediato rialzo di 17 centesimi al litro a carico degli automobilisti. Dal ministero e da Bankitalia giunge tuttavia la ferma convinzione che non si possa più fare ricorso a riduzioni generalizzate per tutti i cittadini, poiché tali interventi finiscono per agevolare indistintamente anche chi possiede redditi elevati e consuma maggiori quantità di carburante. Per questa ragione, l’orientamento attuale punta verso l’adozione di aiuti mirati e parametrati alla situazione economica dei beneficiari.
Tra le diverse proposte al vaglio dell’esecutivo figura la possibilità di erogare un contributo economico compreso tra gli 80 e i 100 euro tramite la carta “Dedicata a te”, indirizzata alle famiglie a basso reddito. Su questa strada pesa tuttavia la cautela del Ministero dell’Economia, timoroso che le somme possano essere destinate ad acquisti differenti dal rifornimento. Un’altra ipotesi prevede l’assegnazione di un bonus di 100 euro rivolto ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro, oppure l’istituzione di un fondo da un miliardo di euro per il 2026 destinato ai nuclei con Isee entro i 20mila euro. Parallelamente si discute della possibilità di tutelare le partite IVA che utilizzano l’auto per motivi professionali, mentre sullo sfondo rimane il dibattito politico circa l’opportunità di tassare ulteriormente i profitti straordinari delle banche e delle società energetiche.
A questo quadro di interventi selettivi si contrappone la posizione del Codacons, contrario all’adozione di sussidi condizionati all’Isee o al livello di reddito. Secondo l’associazione dei consumatori, l’aumento dei carburanti rappresenta una criticità diffusa che colpisce indistintamente tutta la popolazione, con il rischio di penalizzare in particolar modo il ceto medio, che pur non rientrando nelle fasce di sussidio si trova a dover sostenere costi di trasporto insostenibili. Per il Codacons, le carte acquisti e i bonus non agiscono sul problema di fondo, lasciando che i listini continuino a salire con danni per cittadini e imprese. L’unica soluzione proposta risiede nel ripristino di meccanismi automatici capaci di ridurre la componente fiscale direttamente sul prezzo finale alla pompa per l’intera collettività.
Alla luce di questo confronto, il governo si trova ad affrontare una decisione determinante: da un lato la necessità di contenere la spesa pubblica limitando i sostegni a chi ne ha più bisogno, dall’altro le pressioni per mantenere un aiuto universale in grado di mitigare l’impatto dei rincari per ogni categoria di automobilista.
Sintesi: Come stanno realmente le cose, le ipotesi sui bonus e le reazioni
La situazione reale dei prezzi
Il prezzo dei carburanti è arrivato a livelli critici (oltre 2,10 euro/litro per la benzina e 2,21 euro/litro per il diesel in modalità self-service, con vertici ancora più alti in autostrada). La causa principale del blocco di questi rincari fino a oggi è stato lo sconto statale sulle accise del gasolio (pari a circa 17 centesimi al litro con l’IVA). Senza questa misura, il diesel avrebbe superato i 2,38 euro al litro, segnando il record storico. La misura emergenziale è costata finora oltre 2 miliardi di euro e scade il 18 settembre, ma le risorse statali per finanziarla in modo indistinto sono ormai quasi esaurite.
Cosa intende fare il governo (i bonus ipotizzati)
Il governo e la Banca d’Italia ritengono che il taglio generalizzato delle accise per tutti non sia più sostenibile dal punto di vista economico e che avvantaggi impropriamente anche le fasce più ricche della popolazione. Per questo si sta valutando il passaggio a misure selettive basate sul reddito o sulla professione. Le opzioni sul tavolo includono:
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Un accredito di 80-100 euro sulla carta “Dedicata a te” per le famiglie con Isee basso.
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Un bonus da 100 euro destinato ai lavoratori con reddito entro i 35.000 euro.
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La creazione di un fondo da 1 miliardo di euro per l’erogazione di un buono carburante (fino a 100 euro) ai nuclei con Isee sotto i 20.000 euro.
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L’estensione dei sostegni ai lavoratori autonomi e partite IVA che utilizzano il mezzo di trasporto per lavoro.
Cosa ne pensano le associazioni e le parti sociali
Il Codacons si oppone fermamente alla logica dei bonus o dei sostegni basati sull’Isee. L’associazione sostiene che il prezzo alto del carburante colpisca tutti in egual misura e che le misure selettive finiscano per svantaggiare il ceto medio, il quale non ha diritto agli aiuti ma subisce pienamente i rincari. Inoltre, i bonus non riducono il costo effettivo del carburante alla pompa. Il Codacons chiede invece il ripristino delle “accise mobili”, ovvero l’impiego automatico delle maggiori entrate IVA derivanti dai rincari per abbassare le tasse sulla benzina e sul diesel a beneficio di tutta la collettività.



