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Fuga dei giovani e fallimento economico: l’affondo di Pasquale Tridico sulle politiche per la Calabria

La fuga dei giovani talenti si conferma il sintomo più evidente di un modello di sviluppo da rifondare. A margine della Summer School del Movimento 5 Stelle a Diamante, Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S al Parlamento europeo, traccia un bilancio fortemente critico sulle strategie economiche adottate a livello sia nazionale sia regionale. Il giudizio espresso nei confronti della gestione del centrodestra evidenzia ritardi strutturali e una costante incapacità di offrire opportunità adeguate alle nuove generazioni, alimentando un drenaggio di competenze che impoverisce il tessuto sociale ed economico locale.

Il costo del depauperimento umano e sociale

Il nucleo della riflessione si concentra sull’enorme sforzo sostenuto dalle famiglie e dalle istituzioni per formare i cittadini del futuro, un investimento che finisce per beneficiare altri contesti territoriali. Per ciascun percorso di crescita e formazione viene stimata una risorsa finanziaria e sociale rilevante. “Noi oggi investiamo tantissimo nei giovani, fino a 300.000 euro a testa in capitale umano e poi vediamo i ragazzi andare via”, ha dichiarato Tridico. Una dinamica che non comporta unicamente un danno contabile, ma segna un doloroso sradicamento: “Questa è una grande distruzione di capitale umano, oltre che di affetti di persone che vanno via dalle nostre terre. Un depauperimento fortissimo”.

A supporto di questa lettura vengono richiamati le rilevazioni attribuite alla Svimez, secondo cui circa 300.000 giovani avrebbero abbandonato le regioni del Mezzogiorno nell’ultimo quinquennio. Un dato numerico che trasforma la questione migratoria nella priorità assoluta per il futuro dell’area meridionale: “È inaccettabile, bisogna cambiare il modello di sviluppo economico”.

Proposte di rientro e confronto con il modello pugliese

Nel dibattito politico viene rivendicato il tentativo, compiuto nell’anno precedente, di tracciare una prospettiva differente per il territorio calabrese, focalizzata sulla valorizzazione del merito e sull’incentivazione del rientro di chi ha già maturato esperienze all’esterno. “Noi ci abbiamo provato l’anno scorso in Calabria a raccontare un’altra via di sviluppo. L’abbiamo fatto principalmente attraverso politiche a sostegno dei giovani, per il rientro dei giovani stessi”, ha sottolineato l’europarlamentare. L’obiettivo indicato riguarda la creazione di condizioni stabili affinché il capitale formativo rimanga nel bacino d’origine, anziché trasformarsi in un vantaggio competitivo per altre regioni o paesi esteri.

Il divario con le altre realtà del Sud emerge chiaramente nel confronto con l’esperienza pugliese, citata come esempio di un percorso di rinnovamento capace di incidere sulla mentalità collettiva e sulla capacità attrattiva del territorio. “Le politiche regionali in Calabria hanno fallito, soprattutto nel creare quel cambiamento culturale che pure in altre regioni c’è stato”, ha proseguito Tridico, evidenziando come la mancanza di una svolta ideale ostacoli la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e progettuali.

Clientelismo e meritocrazia: i nodi da sciogliere

L’analisi si chiude con una dura requisitoria nei confronti dell’attuale classe dirigente locale, accusata di perpetuare dinamiche speculative e di potere a scapito delle aspirazioni dei più giovani. “Questo favorisce purtroppo la fuga dei ragazzi, dei giovani che in queste condizioni non si sentono valorizzati”, ha affermato Tridico. La sfida per il rilancio della Calabria si gioca dunque sulla capacità di scardinare le logiche clientelari per sostituirle con criteri di selezione basati sulle competenze, restituendo prospettive concrete sia a chi sceglie di restare, sia a chi desidera tornare.