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Da linea ferroviaria a metropolitana di superficie: il progetto per la mobilità tra Cosenza e Rende

Una trasformazione funzionale della rete esistente per rivoluzionare la mobilità dell’area urbana cosentina. È questo il cuore del progetto elaborato dal Think Tank ProgettoOggiFuturo, che punta a convertire l’infrastruttura ferroviaria tra Cosenza, Rende, Montalto Uffugo e l’Università della Calabria in una metropolitana di superficie ad alta frequenza. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di superare la storica congestione del traffico stradale, garantendo collegamenti certi e regolari tra i principali centri abitati e il polo universitario.

«L’infrastruttura esiste già e deve essere valorizzata», chiarisce la proposta del Think Tank. «Il collegamento veloce tra Cosenza e l’Unical è possibile attraverso un intervento progressivo sul tracciato esistente, con l’obiettivo di costruire una nuova idea di mobilità per l’intera area urbana».

Diciassette fermate e frequenze fino a 15 minuti

La spina dorsale del tracciato si sviluppa su una linea di circa 11,7 chilometri con 17 fermate strategiche. Il percorso si snoda da Cosenza Piazza Matteotti fino all’area di Unical-Santa Maria di Montalto Uffugo, attraversando punti nevralgici come Cosenza Calatrava-Trieste, l’Autostazione, Cosenza FS – Vaglio Lise, diverse fermate nel territorio di Rende e l’area industriale.

Il modello d’esercizio prevede corse ogni 15 minuti nelle ore di punta, 30 minuti nelle fasce intermedie e 45 minuti in quelle serali. Grazie a convogli dalla capienza compresa tra 350 e 450 posti, la linea potrebbe offrire una capacità teorica superiore a 4.000 passeggeri l’ora per direzione, con un potenziale giornaliero stimato in oltre 50.000 passeggeri.

La stima dei tempi di percorrenza indica circa 25 minuti per viaggiare tra Cosenza Piazza Matteotti e l’Università. «Il vero valore aggiunto non è soltanto arrivare prima», si legge nel documento, «ma poter conoscere con certezza il tempo necessario per raggiungere l’università, il centro di Cosenza o una stazione ferroviaria», sottraendo i pendolari alle incertezze del traffico automobilistico.

Adeguamenti tecnici e integrazione urbanistica

Dal punto di vista infrastrutturale, il progetto ipotizza il passaggio dall’attuale assetto a una soluzione a scartamento misto mediante l’aggiunta di una terza rotaia, permettendo la promiscuità di transito a tipologie diverse di convogli. Gli interventi chiave comprendono l’elettrificazione, l’aggiornamento dei sistemi di segnalamento e la progressiva realizzazione del doppio binario, ritenuto fondamentale per eliminare gli incroci e garantire l’alta frequenza.

La futura stazione dell’area Unical-Rende-Montalto Uffugo è individuata come il principale nodo d’interscambio dell’area metropolitana. Qui convergerebbero la ferrovia, i servizi navetta per il campus, le linee autobus urbane ed extraurbane, oltre alle reti ciclopedonali. Parallelamente, le stazioni di Cosenza FS – Vaglio Lise e Castiglione Cosentino verrebbero riqualificate in hub metropolitani, consentendo anche il recupero di superfici ferroviarie per ricucire la viabilità urbana di Rende.

Impatto ambientale e visione strategica

Secondo le stime del Think Tank, la metropolitana di superficie potrebbe trasferire sul ferro oltre 15.000 spostamenti giornalieri, riducendo i flussi di auto private sulla SS107, la pressione sui parcheggi universitari e le emissioni inquinanti. L’opera non intende sostituirsi al trasporto su gomma, bensì integrarlo in un sistema intermodale efficiente.

L’appello finale è rivolto alla Regione Calabria e alle amministrazioni comunali affinché si programmi per tempo l’assetto della mobilità, anche in vista delle future trasformazioni della rete ferroviaria regionale legate alla galleria Santomarco. «Cosenza, Rende e Montalto Uffugo hanno bisogno di una politica della mobilità metropolitana», conclude la nota del gruppo di studio. «Il passante ferroviario può diventare la spina dorsale della Grande Cosenza, ma occorre decidere oggi come dovrà funzionare il sistema dei trasporti di domani».