Il presidio dei lavoratori della terra allo svincolo autostradale ha vissuto momenti di forte tensione emotiva. La mediazione delle forze dell’ordine ha evitato l’occupazione della carreggiata, ma la mobilitazione continua.
Tensioni, bandiere al vento e un cordone delle forze dell’ordine a sbarrare il passo. Presso lo svincolo autostradale di Pizzo la protesta degli agricoltori arrivati da varie zone della Calabria ha rischiato di trasformarsi nel blocco della circolazione sull’Autostrada A2 del Mediterraneo. L’avanzata dei mezzi agricoli e dei manifestanti verso l’accesso alla carreggiata ha generato attimi di apprensione, risolti successivamente grazie all’intervento di mediazione condotto dal vice questore di Vibo Valentia, Fabio Catalano. Il confronto ha consentito di mantenere la situazione sotto controllo, scongiurando l’occupazione dell’arteria viaria. L’intesa raggiunta non segna tuttavia la fine della mobilitazione: i partecipanti hanno confermato la decisione di rimanere in presidio nella zona per proseguire la battaglia contro il caro carburanti e l’aumento dei costi di produzione.
Un momento di forte impatto emotivo
Durante i momenti di scontro verbale con le forze dell’ordine, la protesta ha evidenziato il proprio tratto di profonda disperazione. Un agricoltore si è rivolto direttamente agli agenti schierati davanti allo svincolo: “Mi viene da piangere, guardate. Io vi capisco, però ci dobbiamo capire tutti. Abbiamo a casa i figli, i nipoti con le lacrime agli occhi”. Nel manifestare la propria gratitudine verso l’operato dei poliziotti, l’uomo ha lanciato una richiesta d’aiuto rivolta alle istituzioni: “Io vi ringrazio, tutte le forze dell’ordine, per quello che fate. Però fateci fare. Ve lo chiedo per favore, fateci fare perché le istituzioni non ci stanno badando”. L’incalzare del discorso si è poi trasformato in un’accusa verso il mondo politico: “La politica ci ha abbandonato, siamo falliti come famiglia”.
L’impatto della crisi sulle famiglie
L’intervento del manifestante ha descritto una condizione economica che travalica la gestione delle aziende agricole per riflettersi sulla vita quotidiana. “Non ce la facciamo più, né noi con l’azienda, né voi con gli stipendi e nemmeno le nostre mogli”, ha affermato l’agricoltore di fronte alle forze dell’ordine, illustrando le difficoltà riscontrate anche durante gli acquisti di tutti i giorni: “Vanno a fare la spesa, prendono il prodotto nello scaffale, lo guardano e lo mettono di nuovo nello scaffale. Non lo mettono nel carrello perché si rendono conto che non ce la fanno ad arrivare a fine mese”. L’invito finale ha richiamato al senso di comunità: “Aiutiamoci, siamo tutti esseri umani e siamo tutti italiani”.
L’appello alle forze dell’ordine e il proseguimento del presidio
La forte tensione ha portato l’uomo a lasciarsi cadere a terra, dove ha proseguito la propria invettiva nei confronti della classe politica e delle rappresentanze di categoria: “La politica e le associazioni di categoria ci stanno mangiando tutta la nostra dignità e ci stanno mangiando le nostre famiglie. Non ce la facciamo più. Aiutateci, aiutateci, aiutateci”. Nel corso del dibattito, l’agricoltore ha espresso sorpresa per il contesto attuale: “Chi lo diceva che in Italia nel 2026 dovevamo arrivare a queste condizioni? Dobbiamo avere dignità per i nostri figli, per i nostri nipoti. Siamo lavoratori onesti e nemmeno la nostra onestà possiamo difendere. Non è possibile”. Cercando un dialogo aperto con gli agenti che cercavano di confortarlo, ha infine concluso: “Le forze dell’ordine le guardo negli occhi perché siamo tutti fratelli. Siamo tutti figli italiani, siamo tutti nella stessa barca. Lo Stato italiano ha messo pure voi nelle condizioni di non poter dire quello che pensate, con degli stipendi miseri. E in ogni caso lottate per il popolo e vi ringraziamo di questo perché siete dei grandi. Ve lo dico dal cuore”. Nonostante l’accordo che ha impedito l’ingresso dei trattori sull’A2, l’area di Pizzo resta il punto di riferimento della protesta regionale, in attesa di risposte concrete sulla sostenibilità economica del comparto.



