Il costo dell’energia continua ad affondare i bilanci delle attività produttive calabresi e a far salire la tensione sociale. La mobilitazione contro il caro carburanti, iniziata dai lavoratori del comparto agricolo che da giorni presidiano diverse aree del territorio regionale, vede ora l’ingresso formale del settore della logistica e della distribuzione.
Fedralog Calabria ha ufficializzato per la giornata di lunedì 5 ottobre, con inizio alle 7:00, un presidio di protesta che si terrà nel piazzale sottostante la Cittadella regionale di Catanzaro. L’iniziativa punta a sollecitare un intervento urgente delle istituzioni locali a tutela dei bilanci aziendali.
Le ragioni dell’autotrasporto alla Cittadella regionale
L’organizzazione di categoria ha tenuto a precisare che la manifestazione non consisterà in un blocco del traffico veicolare o delle arterie stradali, né in un fermo generale delle attività di trasporto. La presenza davanti alla sede della Giunta regionale nasce dalla necessità di evidenziare una pressione finanziaria ritenuta ormai insostenibile dalle imprese locali.
“Non chiediamo privileges, ma attenzione e risposte concrete per un settore che ogni giorno garantisce la movimentazione delle merci e rappresenta una componente fondamentale dell’economia regionale”
Attraverso questa presa di posizione, Fedralog sollecita l’apertura immediata di un tavolo di confronto tecnico con la Regione Calabria per affrontare la crescita dei costi operativi, l’impatto della fiscalità e la tenuta economica delle ditte di trasporto operanti sul territorio.
Il price cap dei grandi marchi e la crisi dei gestori indipendenti
Accanto alle difficoltà di chi utilizza il carburante per motivi professionali, si evidenziano le complicazioni strutturali che stanno colpendo la rete di distribuzione finale. Per contrastare l’aumento delle quotazioni, alcuni tra i principali gruppi energetici operanti sul territorio nazionale – tra cui Eni per la rete Enilive, IP e Q8 – hanno introdotto misure temporanee di contenimento dei listini applicati alla pompa, stabilendo tetti massimi di prezzo per una durata fissata a 30 giorni.
L’adozione di questi massimali, sostenuta finanziariamente dalle centrali delle multinazionali petrolifere, ha creato una sensibile disparità competitiva con gli impianti della rete indipendente e le cosiddette “pompe bianche”. I gestori autonomi, privi di coperture da parte dei marchi primari, acquistano la materia prima ai prezzi correnti dell’ingrosso e non dispongono di margini utili ad allineare i listini verso il basso senza operare sotto i costi di approvvigionamento.
L’allarme della Figisc sulla stabilità del mercato locale
Sulla dinamica dei prezzi alla pompa si registra la presa di posizione della Figisc, la federazione dei gestori di impianti stradali aderente a Confcommercio, che ha evidenziato come l’introduzione di tetti di prezzo non generalizzati finisca per penalizzare gli operatori sprovvisti della medesima capienza finanziaria.
La diversificazione delle tariffe spinge i consumatori a dirigersi verso i punti vendita in grado di mantenere prezzi calmierati, con una conseguente contrazione delle vendite per le stazioni di servizio indipendenti. Una riduzione nei Volumi erogati compromette la capacità delle piccole strutture di far fronte alle spese fisse per il personale, le utenze elettriche, le locazioni e la manutenzione ordinaria degli impianti.
Il fenomeno assume rilevanza sul territorio della Calabria, caratterizzato dalla presenza capillare di piccoli impianti situati nelle zone interne e lungo le direttrici secondarie, dove le stazioni di servizio svolgono anche una funzione di presidio territoriale. Le vertenze aperte nel settore primario, l’iniziativa annunciata dalle aziende di trasporto e le difficoltà gestionali della rete carburanti riflettono l’impatto diffuso dei rincari energetici sulle filiere economiche della regione.



