Sembrava un passaggio imminente e ormai maturo per la trasformazione della nostra routine quotidiana: il definitivo abbandono dell’ora solare per mantenere tutto l’anno l’ora legale, garantendo un’ora aggiuntiva di illuminazione diurna al tramonto. Il tema era tornato prepotentemente al centro dell’agenda parlamentare nei primi mesi del 2026, sostenuto da un’ampia mobilitazione popolare che aveva raccolto ben 352 mila adesioni e dall’avvio di un’approfondita analisi conoscitiva alla Camera dei Deputati.
A distanza di pochi mesi, tuttavia, la situazione appare completamente congelata. Il percorso legislativo si è interrotto senza approdare ad alcun testo formale o provvedimento concreto. Con il passaggio tra il 24 e il 25 ottobre 2026, i dispositivi e i quadranti andranno nuovamente spostati un’ora indietro, segnando persino un anticipo sul calendario rispetto all’anno precedente. Resta la sensazione di una riforma sfumata o quantomeno sospesa a tempo indeterminato, alimentando lo scetticismo dei cittadini rispetto alle rassicurazioni della politica su questo cambiamento.
La fase più recente del dibattito si era aperta verso il termine del 2025, grazie a una richiesta d’indagine promossa dal deputato Andrea Barabotti insieme alla Società Italiana di Medicina Ambientale e all’organizzazione Consumerismo No Profit, supportata dalla raccolta firme. Nel marzo del 2026, la Commissione Attività Produttive di Montecitorio aveva formalmente avviato le audizioni, imponendo il termine del 30 giugno successivo per la redazione del documento finale. Dopo una prima serie di consultazioni svolte in primavera tra esperti e parti sociali, la scadenza prescritta è passata sotto silenzio, lasciando l’iter privo di nuove convocazioni e fermo a data da destinarsi.
L’interesse ciclico verso la stabilizzazione dell’ora legale poggia anzitutto sulle stime di efficienza energetica. I rilievi forniti dal gestore della rete nazionale, Terna, evidenziano come nel periodo compreso tra il 2004 e il 2025 il mantenimento dell’ora legale abbia generato un risparmio per il Paese superiore ai 12 miliardi di chilowattora, traducendosi in un beneficio economico di circa 2,3 miliardi di euro. A queste metriche si sommano i fattori favorevoli connessi a una maggiore esposizione pomeridiana al sole, i quali impattano positivamente sulle attività turistiche, sull’esercizio del commercio locale e sul benessere psicofisico della popolazione.
Tuttavia, i dati più recenti indicano un ridimensionamento del vantaggio energetico netto: la quota di risparmio calcolata nel 2025 è scesa a circa 310 milioni di chilowattora, registrando un calo progressivo se confrontata con i 340 milioni dell’anno precedente e con i 370 milioni rilevati nel 2023. Per questo motivo, diverse rappresentanze sindacali considerano ormai marginale l’impatto sui consumi elettrici, ponendo al contempo l’accento sulle problematiche organizzative e operative che l’ora legale permanente causerebbe ai comparti operativi all’aperto, in particolare nel settore agricolo e in quello edile.
La spinta per la revisione delle norme temporali scavalca comunque i confini nazionali. Sul finire del 2025, il governo spagnolo guidato da Sánchez ha riproposto con decisione l’ipotesi di archiviare l’alternanza degli orologi a partire dal 2026, trovando sintonia con varie nazioni dell’Europa meridionale che vedono nella luce serale una risorsa per l’economia e l’attrattività turistica. L’ostacolo principale resta tuttavia la dimensione sovranazionale: sebbene la consultazione della Commissione Europea del 2018 avesse mostrato l’adesione dell’84% di oltre quattro milioni e mezzo di votanti e il Parlamento Europeo avesse approvato lo stop nel 2019, la mancanza di una convergenza tra tutti i governi dell’Unione blocca qualsiasi svolta. Senza un intesa unanime, la decisione individuale di un singolo Paese rischierebbe infatti di alterare la continuità del mercato interno creando una frammentazione dei fusi orari nel continente.
In assenza di novità normative e con l’istruttoria parlamentare bloccata, la consuetudine rimane invariata. Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 2026 occorrerà riposizionare l’orologio indietro di 60 minuti. Questo passaggio porterà a un’anticipazione del buio serale e potrà causare temporanee alterazioni del ritmo sonno-veglia, manifestandosi con lievi stati di affaticamento o minore concentrazione nei giorni successivi.
Per limitare l’impatto di questa transizione, la medicina consiglia di adeguare l’orario del riposo notturno a piccoli passi già nei giorni che precedono il cambio, compatibilmente con gli impegni personali e lavorativi.



