Scoppia un vero e proprio scontro politico e istituzionale attorno alla permanenza del senatore del Movimento 5 Stelle, Roberto Scarpinato, all’interno della Commissione parlamentare Antimafia. A riaccendere il dibattito sono le Motivazioni depositate dal giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Santi Bologna, nel provvedimento di archiviazione del filone di indagine legato ai possibili condizionamenti tra il dossier mafia-appalti e le stragi del 1992.
Tra le pieghe del provvedimento, il gip fa esplicito riferimento a un’«attività depistante» legata alle intercettazioni di alcune conversazioni intercorse tra l’ex procuratore generale Roberto Scarpinato e l’ex magistrato Gioacchino Natoli. Interlocuzioni avvenute poco prima che quest’ultimo venisse audito proprio davanti alla Commissione Antimafia.
La posizione di Fratelli d’Italia
Sulla vicenda è intervenuto in maniera netta il senatore di Fratelli d’Italia, Ernesto Rapani, chiedendo senza mezzi termini un passo indietro immediato da parte del parlamentare pentastellato.
«Scarpinato deve lasciare immediatamente la Commissione parlamentare Antimafia», dichiara Rapani. «Il riferimento del gip di Caltanissetta a un’attività depistante nei confronti di Gioacchino Natoli impone una conseguenza politica precisa: le dimissioni. La credibilità della Commissione non può essere sacrificata alla permanenza di un suo componente».
Il senatore di maggioranza evidenzia come la questione travalichi la mera dimensione giudiziaria per toccare direttamente l’opportunità e l’etica delle istituzioni. Pur ricordando che Scarpinato non risulta indagato nel procedimento in questione e ribadendo il principio cardine della presunzione d’innocenza, Rapani precisa: «Usarla per sottrarsi a qualsiasi valutazione sull’opportunità di un incarico significa confondere due piani diversi. Le dimissioni dalla Commissione sono un atto di responsabilità istituzionale».
Secondo l’esponente di FdI, il nucleo del problema risiede nell’alterazione della credibilità e della terzietà dell’organismo parlamentare: «Come può continuare a esercitare il ruolo di componente dell’Antimafia mentre le sue interlocuzioni con una persona chiamata a testimoniare davanti alla stessa Commissione ricevono una valutazione tanto grave? Il problema investe direttamente il rapporto tra chi pone le domande e chi deve rispondere».
La replica di Scarpinato e le tensioni politiche
Dal canto suo, il senatore Roberto Scarpinato ha respinto con fermezza le ricostruzioni contenute nel decreto di archiviazione e le successive accuse politiche. L’ex magistrato ha evidenziato l’assenza di un contraddittorio e ha sostenuto di aver semplicemente sollecitato l’ex collega Natoli a riferire davanti ai parlamentari una circostanza ritenuta vera ed effettivamente accaduta.
Una difesa che tuttavia non arresta il pressing della maggioranza. Rapani, nel suo affondo finale, richiama anche il tema dei doppi standard nel dibattito pubblico: «Chi per anni ha distribuito lezioni di moralità e invocato passi indietro per gli altri deve accettare che gli stessi criteri valgano anche per sé. L’opportunità non può diventare inderogabile per gli avversari e facoltativa per i propri esponenti. La memoria di Falcone e Borsellino richiede rigore nella ricostruzione dei fatti e rispetto per le istituzioni: l’Antimafia deve essere tutelata prima di qualsiasi posizione personale».



