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Lamezia, tre accessi al Pronto soccorso e la diagnosi tardiva: la denuncia dei familiari di un’ottantenne

Un quadro clinico sottovalutato, dolori lancinanti e tre passaggi in ospedale prima di arrivare a una diagnosi. È la vicenda denunciata dalla figlia di una donna di quasi 80 anni, attualmente ricoverata d’urgenza in una struttura sanitaria dopo la scoperta di una frattura alla dodicesima vertebra che rischia di compromettere il midollo spinale.

I primi accessi al Pronto soccorso di Lamezia Terme

Secondo la ricostruzione offerta dai familiari, durante il primo accesso al Pronto soccorso di Lamezia Terme alla donna era stata diagnosticata una patologia per la quale era stata indicata una specifica terapia. Tuttavia, il dolore non ha mostrato segni di attenuazione. Al contrario, le condizioni generali della paziente sono andate progressivamente peggiorando, spingendo la famiglia a un secondo rientro in ospedale.

Le contestazioni dei parenti si concentrano in particolar modo su questo secondo passaggio. La paziente ha riferito di essere stata trattata con forte ruvidezza durante il trasferimento sulla barella per l’esecuzione di una TAC. La figlia riporta le rassicurazioni ricevute dal personale medico: «Ci dicevano che era tutto a posto, mentre mia madre gridava dal dolore». Stando al racconto dei congiunti, la diagnosi iniziale sarebbe stata confermata senza che venissero disposti ulteriori accertamenti.

La scoperta della frattura vertebrale

La svolta è arrivata il 7 ottobre, a seguito di un ulteriore e vistoso decadimento delle condizioni di salute della donna. La paziente non era più in grado di alzarsi dal letto e presentava un diffuso intorpidimento agli arti superiori e inferiori.

Di fronte all’insorgere di tali sintomi, la famiglia ha richiesto l’intervento del 118 per un nuovo trasporto in ospedale. Gli esami diagnostici condotti in quest’ultima occasione hanno evidenziato la presenza di una frattura alla dodicesima vertebra. Dal referto citato dai familiari emerge inoltre l’individuazione di un frammento osseo a ridosso della colonna vertebrale e del midollo spinale, con il concreto rischio di una paralisi. La paziente è stata di conseguenza trasferita e ricoverata d’urgenza in un altro presidio per le valutazioni e le cure del caso.

L’amarezza della famiglia e la richiesta di chiarezza

La figlia della donna esprime profonda amarezza per l’assistenza ricevuta nelle prime fasi: «La negligenza e la poca attenzione da parte dei sanitari hanno fatto soffrire una donna di quasi 80 anni e tutti noi figli».

La presenza di un iniziale quadro di demenza nella paziente ha ulteriormente complicato la situazione, inducendo inizialmente i congiunti a dubitare della reale entità delle sofferenze lamentate. «Siamo arrivati a pensare che fosse una richiesta di attenzioni», spiega la figlia, definendo l’accaduto «una cosa gravissima». Le dichiarazioni e le ricostruzioni fornite rimangono al momento affermazioni della famiglia e non costituiscono un accertamento formale di responsabilità professionali o sanitarie. I parenti chiedono ora che sia fatta piena luce sull’intero percorso assistenziale seguito nei tre distinti accessi prima dell’individuazione della lesione.